Libero logo

Zerocalcare: la nostalgia e il conflitto. Per gli antifa il G8 non è mai finito

I compagni celebrano il luglio 2001 invocando di fermare i fascisti. Ma oggi le istanze no global stanno nelle identità
di Lorenzo Cafarchiodomenica 19 luglio 2026
 Zerocalcare

 Zerocalcare

3' di lettura

Sono stati tutti là. Non è San Siro e la musica è altra rispetto a Roberto Vecchioni, eppure là c’erano tutti. Là è Genova estate 2001, da giovedì 19 a domenica 22 luglio. Sono passati 25 anni dal G8 e le nozze d’argento, nella galassia antifascista, le celebrano aprendo l’armadio dei ricordi. Le mani bianche, gli scontri e i no global: ognuno ha il proprio pezzo di storia da raccontare. Immancabile il commento di Zerocalcare. Il fumettista, all’anagrafe Michele Rech, è una certezza quando la trama deve diventare epica. E così sulle colonne di Repubblica parla perché ancora ci sono «un sacco di cose che mi fanno incazzare». E allora la mitizzazione di Carlo Giuliani, il giovane attivista morto sulla strada di quegli istanti, diventa l’immagine o meglio la «postura di chi stava resistendo» incapace, quindi, di mettere «d’accordo tutti». Non c’è nessuna rivendicazione, ma la trasfigurazione in resistente. La partigianeria annacquata e ormai lontana da quell’estintore. Così il ricordo di Giuliani perde l’essenza del martirio, ovviamente nell’ottica antifa, per diventare il ragazzo che aveva sotto la tuta blu il costume da bagno per andare al mare. Non resta più nulla di quell’afa, eppure la voglia di tornare a quei momenti è tutta nella saliva.

CONFLITTO Zerocalcare dice di essere preoccupato per il futuro e che «tra i giovani sembra che il modo per avere accesso alla presa di parola sia l’autorappresentazione come vittima», che poi è la raffigurazione plastica della sinistra. Lui c’era, si era messo in moto per «rendere un po’ meno tranquilla la vita dei potenti» e si batte il petto per non far dimenticare «quella componente di conflitto». Che se dimenticata fa perdere a «quelle giornate» il «senso». E poi mancano i caposcuola, ci sono i giovani, ma «manchiamo noi quarantenni. A Genova c’eravamo, ora molto meno». Sarà perché quel patrimonio politico è andato in frantumi. Un lustro fa Massimo Cacciari, su L’Espresso, fotografava la protesta definita da Marco Damilano «un ’68 durato 48 ore». «Volevano rovesciare il capitalismo per salvare l’ambiente, ma ora sono le multinazionali che teorizzano la sostenibilità.

Capovolgendone il senso. E l’ecologismo si è fatto impolitico e universale, integrato nella globalizzazione». Resta il frinire delle cicale nell’estate di battaglie politiche mantenute in vita con il sovradosaggio di Fascismo. E che ieri hanno portano Davide Dioguardi, del centro sociale Mezzocannone Occupato di Napoli, a lanciare dall’assemblea nazionale dei No Kings - che si è tenuta a Palazzo Ducale a Genova - la propria rivendicazione. «Nessuna paura davanti alle forze dell’ordine, nessuna paura di alzare il livello se Roberto Vannacci dice che l’alternativa al taser è il calibro 9. Noi antifa dobbiamo dire che l’unica alternativa è andarci a prendere i fascisti a casa e fermarli con forza». Che noia, la stessa retorica dell’assessore al verde del Municipio 1 di Milano, Lorenzo Pacini.