Lei è laureato?
«No».
Quindi ha studiato poco?
«Quindi corrispondo alla diagnosi di Stefano Bonaccini...».
Giuseppe Culicchia, nato in provincia di Torino, figlio di un barbiere siciliano e di un’operaia piemontese, scrittore, direttore della Fondazione Circolo dei lettori di Torino, autore di oltre trenta romanzi pubblicati in tutt’Europa e in Corea del Sud - l’ultimo, Uah!, a marzo per Mondadori - ha tradotto i grandi scrittori americani come Francis Scott Fitzgerald, Mark Twain e Breat Easton Ellis, non ha mai concluso gli studi universitari. Ha superato tutti gli esami del primo anno di Lettere mentre lavorava quaranta ore a settimana in libreria e, intanto, cominciava a scrivere. Poi ha lasciato l’università.
Stefano Bonaccini, La Russa lo azzera: "L'elettore è meno stupido di quanto crede"
"Alla fine l'elettore è meno stupido di quello che pensa qualcuno… ad esempio, io mi sono laureat...In un intervento su La Stampa, commentando la frase di Bonaccini sull’elettore di destra (poco istruito, residente in periferia o nelle aree interne) ha citato Il Gattopardo. «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». Ci spiega perché?
«Sono partito da un’intervista del 2018 dello scrittore Francesco Piccolo quando, da elettore del Pd, diceva: “Non si può dire agli elettori che sono cretini, atteggiamento che da sinistra abbiamo dal 1994. O la pensate come noi che siamo nel GIUSTO, scritto tutto maiuscolo, o siete degli ignoranti”. Poi mi è venuta in mente la differenza antropologica degli anni Settanta, fondata sulla convinzione di una superiorità morale e intellettuale della sinistra. Sono passati otto anni dall’intervista di Piccolo: al posto di Renzi c’è Elly Schlein».
È cambiato tutto...
«E tutto è rimasto com’era».
Che cosa potrebbe determinare un cambiamento?
«Non sono un politico, no lo so. Temo sia una questione strutturale. Ricordo anche un dibattito del 2004 a Viterbo in cui erano presenti pure Giampiero Mughini e Antonio Pennacchi. Ci chiesero se ci fossero differenze antropologiche tra i ragazzi di destra e quelli di sinistra».
Lei che cosa rispose?
«Che l’unica differenza antropologica è tra gli juventini e i non juventini».
Qual è il messaggio che arriva dalla frase di Bonaccini?
«Se non votate noi è perché siete ignoranti, vivete in periferia e nelle zone interne. E in tutto questo c’è molta arroganza e supponenza. È offensivo e umiliante per chi ha studiato poco, vive in periferia e nelle zone interne. Persone che in passato costituivano il bacino elettorale della sinistra. E questo è un cortocircuito clamoroso. Oggi, da Torino a Roma, la sinistra vince nelle Ztl. È un luogo comune, ma spesso i luoghi comuni hanno un aggancio con la realtà».
La spocchia però non è un’esclusiva della nostra sinistra.
«All’estero il caso più clamoroso è quello di Hillary Clinton che nel 2016 definì chi votava Trump un basket of deplorables, un “cesto di miserabili”. Fu un boomerang per lei».
Vittorio Feltri: "Sui titoli di studio Bonaccini insulso"
«Un’affermazione ridicola. Anzi: insulsa. Cosa vorrebbe dire Bonaccini? Che le persone intelligenti votano p...A proposito di insulti, Giorgia Meloni viene ripetutamente chiamata “pesciarola” e “borgatara”.
«Siamo sempre dentro lo stesso cortocircuito: insultare Meloni chiamandola “pesciarola” o “borgatara” significa rimproverarle le sue radici popolari, ma così si esprime disprezzo anche verso chi vive nelle borgate e possiede un banco del pesce al mercato. La verità è che in politica, fino a quando un avversario sarà considerato un nemico, non potrà esserci uno scambio di idee proficuo, ma solo delegittimazione. Questo vale per tutti».
Recentemente, sulla scia della sinistra americana, anche in Italia si è cominciato a prendere le distanze dall’ideologia woke. Un segnale di cambiamento?
«Le spiego cosa accade nel mio mondo, che è quello dell’editoria. Siamo sottomessi al sensitivity reader, cioè colui che nelle case editrici Usa, ma non solo, si preoccupa di eliminare i passaggi o le parole che turbano o mettono a disagio il lettore. La vita però non è eticamente corretta, non ti avvisa quando arrivano questioni sconvolgenti. Si pretende di produrre letteratura, arte, musica che non metta a disagio, che non scuota. Ma è come raccontare un mondo che non esiste. Se epuri l’arte da ogni ipotesi di turbamento, racconti un mondo che non c’è. Che è un po’ quello che fa la sinistra. Bisognerebbe che mettesse i piedi nella realtà».
Restando nel suo settore, cosa pensa del patentino antifascista?
«Per anni ho lavorato al Salone del Libro dove al Padiglione 1, quello degli editori indipendenti, c’erano uno accanto all’altro Sensibili alle Foglie di Renato Curcio e la casa editrice di Franco Freda: uno poteva scegliere se andare da uno, dall’altro o da nessuno».
Quando la sinistra smetterà di sentirsi antropologicamente superiore?
«La storia del nostro Novecento è fatta di tre guerre civili, l’odio sedimentato nel corpo sociale ha messo radici profonde. Non è possibile che dal 1994 il fascismo sia sempre dietro l’angolo...».




