"Il punto è che dopo che è emerso che Lavitola era reo confesso dell'attentato, Ranucci non ha preso le distanze da Lavitola. Questa cosa è imperdonabile, imperdonabile. Perché andare a mangiare nel ristorante di Lavitola non è una colpa, essere amico di qualcuno che è stato punito per qualche reato non è una colpa. Ma non ci può essere un'amicizia a prova di bomba. Non ci può essere un'amicizia che supera il fatto che tu hai fatto una roba che fa la mafia, che fa la camorra. Io, se anche io e te siamo amici e tu mi fai un attentato di questo tipo, io ti mando affanc..., chiaro? Senza mezzi termini". Così Michele Santoro è intervenuto sul caso Ranucci, ieri sera - lunedì 14 settembre -, durante la trasmissione di Massimo Giletti Lo Stato delle Cose, in onda in prime time su Rai3.
Intanto il legale di Sigfrido Ranucci ha depositato questa mattina il ricorso urgente al tribunale del Lavoro di Roma contro la rimozione dalla conduzione della trasmissione Report. L'atto è firmato, in base a quanto si apprende, dai professori Franco Focareta, Franco Scarpelli e l'avvocato Stefano Rossi che operano all'interno del più ampio team di legali dello studio di Roberto De Vita. Il giornalista ha poi citato addirittura Morrione per commentare il suo ricorso: "Il mio grande direttore Roberto Morrione, che mi ha insegnato a tenere la schiena dritta e ritenere completamente unico editore di riferimento il pubblico che paga il canone, diceva 'Fai quel che devi, accada ciò che può'".




