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Crosetto: "Alfano ha i coglioni, finalmente non solo intorno a lui"

Il duro degli azzurri: "Bravo segretario, ma c'è un problema di classe dirigente. Quella battuta? Forse è mia, non ricordo..."

Giulio Bucchi
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  di Brunella Bolloli Onorevole Guido Crosetto, è vera la storia della battuta che lei avrebbe fatto a Berlusconi dopo il vertice: «Questa volta Alfano i coglioni ha dimostrato di averli sotto e non solo attorno?».  «È vera. Ma non è mia».  E di chi è, scusi? «Non lo so, non mi ricordo. Cioè forse è mia. E comunque mi sarebbe piaciuto dirla, soprattutto per quelli “attorno”».  Viva la sincerità. Faccia i nomi.  «Non è un giudizio sulle persone singole, ma c'è un problema di classe dirigente del partito. Non lo dico solo io. Basterebbe fare un sondaggio di credibilità tra la gente in strada».  Quindi è vero che siete alla resa dei conti, un partito nel caos? «È vero che dobbiamo rinnovarci. I giornali però non hanno fotografato realmente quello che è avvenuto all'ufficio di presidenza. Fanno di tutto per farci spaccare».   Ci spieghi lei com'è andata.  «Al di là di alcune incomprensioni e battute - penso all'accusa di Galan rivolta all'asse siciliano Agrigento-Paternò (l'alleanza tra il segretario Alfano e gli ex An guidati da La Russa, ndr) - c'è stato un confronto molto serio e soprattutto sincero. Di verità. E non è vero che Berlusconi è stato messo sotto da Alfano. È falso dire che è rimasto solo e che non ha più il partito dalla sua».  Alla fine, però l'ha spuntata Angelino. «Ma, vede, noi eravamo di fronte a un bivio: o preservare quello che abbiamo costruito fino a qui, cercando di modificarlo radicalmente, oppure azzerare tutto, distruggere magari dividendoci in due o tre liste. Abbiamo scelto di andare avanti».  Lei da che parte sta? «Io ho fatto un intervento in cui ho detto molto chiaramente che sono le persone a portare dignità al simbolo, non viceversa. La strada è: crediamo che possa esistere ancora un grande centrodestra o ammettiamo la sconfitta?. Poi fatta la scelta della continuità, si individua uno strumento, quello delle primarie, che non è salvifico, come dice Berlusconi, ma adesso serve».  E lei è uno dei candidati.  «Io sono per le primarie da almeno un anno. Insieme a Giorgia Meloni, Andrea Augello e pochi altri sono stato uno dei primi a sostenerle. Erano tutti contro. Ma non posso dire ancora se mi candido se non so neppure bene quale è il programma di Alfano o degli altri in corsa. Finora abbiamo solo delle indicazioni e una bozza di regole».  Però se si candidasse Giulio Tremonti lei sicuramente sarebbe in pista. «Questo senza dubbio. Ma non penso che Tremonti si candidi davvero. Ha fondato un suo movimento, quindi...».   Intanto Fini si è rifatto vivo. Vuole dialogare con il Pdl di Alfano.   «Per carità. È un untore. Esattamente l'opposto di quello che ci serve adesso. Secondo me non riscuote più la fiducia dei cittadini, non è più nemmeno leader di se stesso. Preferisco perfino perdere dignitosamente, ma essere coerente di fronte agli elettori».    

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