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Compravendita senatori, chiesto il rinvio a giudizio per Berlusconi

Silvio Berlusconi

La richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Napoli poche ore dopo la condanna Mediaset. Nel mirino anche Lavitola e De Gregorio

Andrea Tempestini
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Assedio continuo. Poche ore dopo la condanna nel processo Mediaset, per Silvio Berlusconi arriva una nuova richiesta di rinvio a giudizio. La vicenda è quella relativa alla presunta compravendita dei senatori, per la quale la Procura di Napoli ha chiesto che l'ex premier vada alla sbarra. La richiesta di rinvio a giudizio arriva anche per l'ex senatore Sergio De Gregorio e per l'ex direttore dell'Avanti, Valter Lavitola. La richiesta di rinvio a giudizio è stata trasmessa all'ufficio del gip. L'assegnazione del fascicolo avverrà nei prossimi giorni.  L'inchiesta - Nel dettaglio l'accusa contestata ai tre imputati è quella di corruzione. L'inchiesta riguarda la presunta compravendita dei senatori che negli anni scorsi passarono allo schieramento di centrodestra, determinando così la caduta del governo di Romano Prodi. In precedenza una richiesta di rito immediato era stata avanzata dai pm ma respinta dal gip, Marina Cimma, che non aveva ravvisato gli elementi necessari per adottare la procedura. La firma in calce all'indagine è quella di un pm che dell'antiberlusconismo ha fatto ragione di vita, Henry John Woodcock. Insieme a lui, nel pool che la coordina, il procuratore aggiunto Francesco Greco e i pm Vincenzo Piscitelli, Alessandro Milita e Fabrizio Vanorio.   Le conferme di De Gregorio - L'iniziativa degli inquirenti, che hanno coordinato le indagini del Nucleo regionale di polizia tributaria diretto dal colonnello Nicola Altiero, era attesa. Ora l'ufficio gip dovra' fissare la data d'inizio dell'udienza preliminare. De Gregorio, che è difeso dall'avvocato Carlo Fabbozzo, nel corso degli interrogatori ha confermato la ricostruzione dell'accusa. Attualmente si trova agli arresti domiciliari per i fatti legati ai contribuiti pubblici erogati all'Avanti!. Lavitola ai domiciliari - Lavitola, da par suo, si trova in carcere da tredici mesi: ha patteggiato la pena per le vicende dell'Avanti! ed è stato condannato in primo grado per la tentata estorsione ai danni di Berlusconi. A causa di una delle due misure cautelari tuttora pendenti, Lavitola ha ottenuto su richiesta del suo avvocato, Gaetano Balice, gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Resta però in carcere per l'altro provvedimento.  

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