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Pd, ecco un'altra scissione. Pietro Senaldi smonta la sinistra: perché governa poco (e male)

Cristina Agostini
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Da che ha preso 275mila preferenze alle Europee - complimenti -, l' ex ministro Carlo Calenda è tutti i giorni in tv a spiegare come dovrà essere la nuova sinistra anti-Salvini. Si sarebbe pure detto pronto a fondare un nuovo partito, anche se non se ne sente il bisogno, e subito spifferi di corridoio hanno riportato che pure il sindaco di Milano, Beppe Sala, sarebbe della partita. L' uomo però non è un fesso e si è subito ritirato. La sinistra è così, appena uno prende quattro voti o si scoccia di quel che dice il vicino di banco, viene preso dall' irresistibile tentazione di dare il via a una scissione. I Dem erano in crisi nera, al 18%, si sono uniti tutti, dalla Boldrini a Calenda medesimo, per evitare il peggio. Le urne li hanno graziati. Hanno perso centomila voti rispetto al disastro dello scorso anno, ma il crollo grillino li ha riportati sopra il 22% e loro hanno ripreso i vecchi vizi: dividersi e farsi le scarpe con la scusa di litigare su chi interpreta meglio lo spirito della sinistra e dei tempi. Leggi anche: "Tutto da rifare". Nardella, il disastro dopo la rielezione: fa una figura tragicomica I compagni sono una sicurezza, finché proseguiranno su questa strada, governeranno sempre poco e male, ma sembrano i soli a non accorgersene. Eppure, basterebbe che si studiassero il proprio passato. Per quarant' anni ci hanno fracassato la testa parlando male della Dc, della quale però votavano ogni anno la legge di bilancio, tanto che è stato coniato il termine compromesso storico. Quando, grazie a Tangentopoli e al golpe mediatico-giudiziario che ne seguì, riuscirono a mandare casa gli avversari co-compromessi, la vittoria gli sfuggì a causa della discesa in campo di Berlusconi. E allora tutti uniti per farlo cadere, accusandolo di fascismo perché si era alleato con Fini. Stavolta l' operazione riuscì e arrivarono al governo grazie a Prodi e all' Ulivo. Durò due anni e poi si ammazzarono da soli, fra liti, ripicche e vendette. Tornò Berlusconi e ancora si riunirono tutti in girotondo, denunciando editti bulgari e conflitti d' interesse e cavalcando, fino talvolta a sembrare di promuoverla, un' offensiva giudiziaria unica nella storia contro un uomo. IL TEATRINO - Per riprendere il pallino, la sinistra si affidò alla stessa persona che aveva licenziato sette anni prima. Prodi rivinse, ma ancora una volta non convinse e fu sgambettato, sempre da chi lo aveva messo lì. Ricomparve Silvio e ripartì il teatrino, con i compagni a battersi il petto: oddio, cosa abbiamo fatto, guarda chi ritorna. E via con nuovi colpi bassi e inchieste. Furono scomodati pure l' Europa e Obama, oltre ovviamente a giornali e procure, per promuovere la deposizione del Cavaliere. Siccome la storia si ripete, anche stavolta il golpe mediatico-giudiziario non portò alla vittoria, Bersani pareggiò ma il Pd riuscì ad ottenere il premier, lo scomparso dai riflettori Enrico Letta. Il nipote del più longevo e resistente Gianni durò un anno, ovviamente eliminato dai Dem, e si insediò Renzi. La cronaca è nota: Matteo fu fatto fuori dai suoi in quanto ritenuto poco simpatico e ancor meno di sinistra. Come prevedibile gli italiani, disgustati, al giro seguente si orientarono su altro e per disperazione decretarono un plebiscito per Cinquestelle. E allora, malgrado cinque anni prima Bersani si fosse umiliato in diretta pregandoli di aiutarlo, il Pd ha iniziato ad attaccare i grillini, non sui contenuti, che sono simili, ma dicendo che sono incompetenti, e qui non ha torto. Quando pure gli italiani lo hanno capito e hanno votato in massa Salvini, che ora si atteggia a premier forte del 34% ottenuto alle Europee, malgrado in Parlamento abbia il 17% degli onorevoli, i dem hanno cominciato a caricare a testa bassa su di lui: fascista - tanto per cambiare -, razzista, xenofobo, anti-cristo, pifferaio. Insomma, la solita tecnica dell' insulto e della delegittimazione di chi li batte. Purtroppo utilizzando i medesimi argomenti e le solite facce. AVVISO AI LITIGANTI - Tutto questo per dire al Pd che il problema ce l' ha in casa e non sono gli altri, che si alternano a umiliarlo. Naturale che gli elettori preferiscano a loro Salvini, che governa con quattro fessi che non avrebbe mai voluto intorno eppure riesce a fare qualcosina, come sull' immigrazione e la sicurezza. Mentre la sinistra, quando prende il potere, perde tempo a contenderselo al proprio interno fino a perderlo. Un tempo lo facevano solo se vincevano. Ora gli basta perdere meno male di quanto si aspettavano per iniziare la manfrina. Avviso ai litiganti: per far cadere Salvini è necessario rendersi conto che la narrazione della Lega razzista e anticlericale non ha fatto breccia negli elettori. Si può sempre contare su Europa e magistrati, benché siano due istituzioni l' una più screditata dell' altra. Pare quindi che stavolta il Pd possa contare solo su se stesso, e sui suoi improbabili, e prematuri, sdoppiamenti. di Pietro Senaldi

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