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No preferenze, autogol di Renzi: "Io le volevo, è tutta colpa di Berlusconi"

di Matteo Legnanidomenica 26 gennaio 2014
No preferenze, autogol di Renzi: "Io le volevo, è tutta colpa di Berlusconi"

3' di lettura

Matteo Renzi è sotto assedio. Con l'incontro e l'intesa con Silvio Berlusconi si sta giocando tutto: il suo futuro politico e quello del Partito democratico. La porta sbattuta da Gianni Cuperlo, che dopo la direzione di lunedì ha deciso di lasciare la presidenza del partito, rende più concreto il rischio di una scissione del partito. Non avendo ottenuto nulla con la minaccia di far cadere il governo, gli oppositori del Rottamatore stanno ora insinuando il dubbio di una uscita degli scontenti dal partito che aprirebbe al successo di Forza Italia e Silvio Berlusconi nelle prossime elezioni politiche. Voci critiche contro la "profonda intesa" col Cavaliere sono arrivate da più parti e se finora il segretario aveva tenuto duro (ricevendo a tal proposito anche i complimenti dello stesso leader di Forza Italia), oggi non è più riuscito a evitare lo scaricabarile, col quale spera evidentemente di alleggerire le sue responsabilità davanti all'ala più anti-Cav del Partito democratico. "Lo confesso: io sono un sostenitore delle preferenze. Purtroppo sul punto si è registrata una netta ostilità da Forza Italia. Ottenuto il via libera su tutte le riforme,  abbiamo dovuto cedere su questo punto. Altrimenti saltava tutto" ha spiegato Renzi sulla e-news. Poi, però, ha voluto mettere i puntini sulle "ì" con la minoranza dem: "Aggiungo che sul sì alle preferenze fino a un anno fa nel Pd ero in netta minoranza. Giudico quindi pretestuoso l'accanimento contro questo accordo se basato solo sulle preferenze". Porta a porta - Dopo la difesa tramite newsletter, il segretario Pd ha parlato anche nel salotto di Bruno Vespa. Nel corso del pomeriggio, sono uscite le anticipazioni della registrazione della puntata. Anche a Porta a Porta, Renzi coglie l'occasione per rispondere alle polemiche sulle liste bloccate dell'Italicum: "Sul si' alle preferenze - ha ricordato - fino a un anno fa nel partito ero in netta minoranza. Tutti o quasi tutti quelli che oggi mi stanno attaccando sul punto erano contro le preferenze. Da D'Alema a Finocchiaro fino a Bersani o Violante, potete agevolmente recuperare l'elenco delle dichiarazioni contrarie al punto da far dire a qualcuno: Siamo contro le preferenze per una questione morale!. Giudico dunque pretestuoso l'accanimento contro questo accordo se basato solo sulle preferenze". Una critica sbagliata, secondo il segretario, anche perché il Pd "ha già assicurato che faremo le primarie per i parlamentari". Trovato l'accordo con Forza Italia, bisognerà vedere cosa succederà nelle prossime settimane, o già nelle prossime ore, in un contesto politico sempre più rovente: "Adesso aspettiamo di vedere che in Parlamento votino le cose che abbiamo concordato", prosegue Renzi, "Nelle primarie del Pd le persone non hanno votato solo per me, ma hanno espresso un messaggio in bottiglia alla politica: è l'ultima spiaggia. O cambiate adesso o non ve la perdoniamo più". "Occhio, Enrico" - Parole chiare, chiarissime, quelle del segretario, impegnato nella sua battaglia in primis contro una fronda del suo stesso partito. Renzi poi sembra rivolgersi direttamente al premier, Enrico Letta, al quale ricorda: "Se falliamo noi falliscono tutti. Se riusciamo noi cambia l'Italia". Poi la battuta: "Se non vado bene io, chiamate Goldrake", Quindi aggiunge: "Il passaggio di oggi - dice riferendosi alla riforma elettorale - è decisivo. Senza riforme la legislatura rischia". Un messaggio preciso indirizzato a Palazzo Chigi. Poi, però, Matteo cerca subito di gettare acqua sul fuoco: "Chi non mi ha mai creduto, oggi deve prendere atto della realtà: nessuno trama contro Enrico Letta". Eppure, subito dopo, ecco un'altra bordata che pur senza citarlo sembra rivolta ad Angelino Alfano, parte proprio della maggioranza di Letta: "I partitini si arrambiano? Io cambierei le consonanti: si arrangino". La battaglia è appena cominciata.