L'Aquila, 13 gen.(Adnkronos).- Ad infiammare il dibattito che si sta sviluppando a L'Aquila sulla vicenda legata alle dimissioni di Massimo Cialente nelle ultime ore si è appreso di una lettera inviata lo scorso 11 dicembre dallo stesso ex sindaco al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per rappresentare lo stato di disagio in cui si era venuto a trovare e sopratutto per sollecitare, tra l'altro, affinche' intercedesse perche' non venisse trasferito Fabrizio Magani, direttore regionale Mibac in Abruzzo ad altra sede, che stava esercitando un ruolo insostituibile e delicatissimo che "nel difficilissimo compito di ricostruire uno dei piu' grandi patrimoni storici e monumentali d'Italia: L'Aquila". Dopo aver espresso la convinzione che il Governo ha ormai abbandonato L'Aquila, Cialente aggiungeva: "Presidente, la citta' e' allo stremo. Quest'anno lei si e' indignato per il mio gesto di rimuovere il tricolore. Se non lo avessi fatto non avrei ottenuto quel miliardo e duecento milioni per l'intero cratere, che ci ha permesso di andare avanti sino ad oggi". Poi arriva l'affondo: "Qui all'Aquila, signor Presidente, siamo convinti che Magani venga rimosso in quanto ostacolo ad un disegno che si e' tentato e si sta tentando di inserire come norma di legge, che vedrebbe la Curia, la piu' grande immobiliarista della citta', diventare soggetto attuatore per la ricostruzione di tutti i suoi edifici, compresi i luoghi di culto".




