Nella politica italiana sta nascendo un asse clamoroso, trasversale e impronosticabile giusto fino a poche settimane fa. E' quello composto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il segretario del Pd Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. Cosa unisce Re Giorgio, il rottamatore e il Cavaliere? Una data: il 25 maggio. Sotto sotto, a tutti e tre i protagonisti converrebbe tornare alle urne in primavera, forzando i tempi e costringendo il premier Enrico Letta alla resa anticipata. E le trattative, inconfessabili per certi versi, vanno avanti spedite. L'uomo della scossa - Secondo il Fatto Quotidiano, la sherpa renziana presso il Colle sarebbe Maria Elena Boschi. La responsabile Riforme del Pd ha incontrato Napolitano al Quirinale destando un'ottima impressione al presidente. D'altronde, il pragmatico capo dello Stato è disposto a fare buon viso a cattivo gioco. Già dimenticato lo "schiaffo" subìto da Renzi all'incontro prenatalizio con le più alte cariche dello stato (il neosegretario Pd arrivò al Colle in vestito chiaro, defilato, e se ne andò per primo senza salutare Re Giorgio), ora è tempo di ricucire. Napolitano è disposto a sostenere Renzi nella sua battaglia per le riforme, da quella elettorale a quelle istituzionali e del welfare, non tanto per simpatia quanto perché sta capendo che, in fondo, è l'unico al momento in grado di costringere il governo a farle. Serve un segnale al Paese, e Renzi più del suo ex pupillo Letta sembra in grado di lanciarlo. Il sindaco di Firenze, dal canto suo, continua a ripetere di non voler far cadere Letta ma di volerlo invece obbligare a "fare". Ma facendo una cosa in particolare, la riforma elettorale, Letta si scaverebbe la fossa da solo. Un cane che si morde la coda. Riforme e poi voto - Lo stesso Napolitano sa bene che procedere a velocità elevata sulla strada della riforma elettorale segnerà, però, l'inizio del conto alla rovescia verso le elezioni anticipate. Un rischio che il capo dello Stato è disposto a correre, un po' perché meglio uno scossone piuttosto che la stabilità mortifera del governo ex larghe intese, un po' perché non vedrebbe l'ora di scrollarsi di dosso l'incarico e andare finalmente in pensione, facendo contenti in un colpo solo i candidati alla successione, Beppe Grillo e Silvio Berlusconi. Obiettivo election day - Già, il Cavaliere si sfrega le mani. Lui è stato il primo a parlare del 25 maggio, giorno del voto alle Europee, come data possibile per un election day che accorpi anche le elezioni politiche. E su questo punto sta convergendo anche Renzi. Gli uomini vicini al segretario dem, sussurra malizioso il Fatto, fanno continuo riferimento a un paio di articoli della legge n. 164 del 2011, che parla esplicitamente di accorpamento tra le elezioni amministrative e quelle europee. E' una questione di tempi, ma sciogliendo le camere ad aprile votare il 25 maggio sarebbe possibile. Resta il nodo dell'iter parlamentare della riforma elettorale. Renzi ha già detto di voler chiudere la trattativa entro la prossima settimana, aspetta soltanto una parola da Berlusconi. Con la benedizione di Napolitano, che accetterebbe di buon grado anche un accordo extra-maggioranza. E se questo rischiasse di mandare gambe all'aria il governo Letta-Alfano, pazienza. O tanto meglio. di Claudio Brigliadori




