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Nello Musumeci, il Tar dà ragione a Conte e Lamorgese: sospesa l'ordinanza sulla chiusura dei centri d'accoglienza e degli hotspot

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Brutte notizie per Nello Musumeci, il Tar di Palermo ha sospeso l’ordinanza del presidente della Regione Sicilia sulla chiusura degli hotspot e dei centri di accoglienza per i migranti nell’Isola. Accolta quindi l’istanza presentata dalla Presidenza del Consiglio Giuseppe Conte e del ministero dell’Interno Luciana Lamorgese. Secondo quanto si apprende, l’ordinanza è sospesa fino alla trattazione collegiale in camera di consiglio fissata per il 17 settembre prossimo.

Le misure contenute nell’ordinanza per lo sgombero urgente di hotspot e centri di accoglienza per migranti in Sicilia erano troppo complesse da applicare in poco tempo, tanto da provocare problemi di coordinamento tra le autorità coinvolte e un potenziale "pericolo per la salute e l’incolumità pubblica che avrebbero, invece, inteso scongiurare". Queste le parole del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia che poi prosegue: "Le misure adottate con il provvedimento sembrano esorbitare dall’ambito dei poteri attribuiti alle regioni (...) laddove, sebbene disposte con la dichiarata finalità di tutela della salute in conseguenza del dilagare dell’epidemia da Covid-19 sul territorio regionale - spiega il Tar -, involvono e impattano in modo decisivo sull’organizzazione e la gestione del fenomeno migratorio nel territorio italiano, che rientra pacificamente nell’ambito della competenza esclusiva dello Stato" e "sono certamente idonee a produrre effetti rilevanti anche nelle altre regioni".

 

 

Immediato il commento di Matteo Salvini che non può di certo riserbare dolci parole al governo giallorosso: "Ennesima vergogna italiana, governo e 'giustizia' spalancano porti e porte ai clandestini. Dalla Lega massimo sostegno a Musumeci e ai siciliani". E ancora in una nota del leader del Carroccio: "Tutti i nostri sindaci e governatori sono mobilitati per evitare qualsiasi nuovo arrivo di clandestini che ormai non sono più solo un problema economico e sociale ma anche sanitario”. 

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