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Quirinale, Gianluigi Paragone: "Il nuovo presidente sarà scelto con voto anti-democratico", la gravissima accusa

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“Il nuovo presidente della Repubblica sarà scelto con un voto anti-democratico”, Gianluigi Paragone ha lanciato questa accusa sulle pagine del Tempo, scagliandosi contro quello che definisce il “lasciapassare”, ovvero il green pass. Se si andasse davvero verso l’estensione dell’obbligo anche ai lavoratori, si tratterebbe di un problema secondo il fondatore di ItalExit. Soprattutto quando si terranno l’elezione del Presidente della Repubblica a fine gennaio.

 

 

 

Al momento della elezione, scrive Paragone, il Parlamento “potrebbe essere a ranghi ridotti, altro che unito in seduto comune. Questo perché i parlamentari o i rappresentanti regionali della Sicilia e della Sardegna non vaccinati potrebbero essere impossibilitati dal decreto che prevede il Super Green Pass per viaggiare su treni, traghetti e aerei”. La situazione peggiorerebbe, a suo dire, se l’obbligo di certificato venisse imposto anche nei luoghi di lavoro e quindi anche in Parlamento. A tal proposito l’ex grillino ha scritto: “Il prossimo Presidente della Repubblica potrebbe essere il primo Presidente con votazione da apartheid”. Non è la prima volta che viene azzardato questo paragone. Lo ha fatto qualche giorno fa anche il giurista Ugo Mattei.

 

 

 

Paragone, poi, ha parlato di quelle che – a suo parere – sarebbero delle vere e proprie contraddizioni all’interno degli ultimi decreti anti-Covid. Una di queste riguarda i test: “I famosi tamponi ora valgono (prima invece erano fallaci) ma solo per i vaccinati. Per i non vaccinati non valgono”. Secondo lui, poi, la situazione del certificato verde sarebbe fuori controllo: “I geni che impongono il super green pass per salire su treni aerei e navi sono gli stessi che non riescono nemmeno a bloccare il green pass ai vaccinati positivi, i quali continuano a poter andare in giro come tante Vispe Terese”.

 

 

 

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