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Guido Bertolaso, il grande ritorno: le 7 vite del medico in felpa

Brunella Bolloli
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Ancora lui: Guido Bertolaso. È il mister Wolf della Regione Lombardia, ma anche di Lazio, Campania, Abruzzo, Sicilia. Ha il destino nel nome e risolve problemi. Lo chiamano nel momento del bisogno e quando non sanno che pesci pigliare. Difficilmente risponde di no. Stavolta, ad esempio, c'era la grana della Moratti, che sarà pure donna Letizia ma per Attilio Fontana era diventata un incubo, così il governatore non ha avuto dubbi: chiamo Guido. Lui era nel suo buen retiro marchigiano, tra il verde della campagna e la cameretta colorata della nipotina Aurora, figlia di una delle sue ragazze. Stava facendo il nonno dopo una vita passata a gestire le emergenze, da medico davvero in prima linea e funzionario stimato da governi non solo di centrodestra. Ma niente da fare: il dovere lo chiama e Milano ormai è la sua seconda casa, proprio lui che è nato a Roma e ha una passione sviscerata per l'Africa dove va spesso, a fare il volontario. «Ringrazio il presidente Fontana, accetto questo incarico prestigioso nell'esclusivo interesse dei cittadini lombardi, ai quali va il mio ringraziamento», è la risposta. «Ora subito all'opera per continuare il lavoro cominciato dal mio predecessore su Pnrr, sanità territoriale e vaccinazioni».

 

 

 

DA PRODI AL CAV

Medico specializzato in malattie tropicali, Bertolaso ha cominciato presto a curare i bambini malati delle zone più povere. Tornato in Italia si è tolto il camice per diventare funzionario: prima è coordinatore dei progetti in via di sviluppo della Farnesina, poi capo del Dipartimento degli Affari Sociali, quindi vice direttore dell'Unicef, infine vice commissario per il Grande Giubileo del 2000 con Rutelli sindaco di Roma. Politicamente "l'ha scoperto" il centrosinistra, Romano Prodi l'ha voluto capo della Protezione Civile tra il 1996 e il '97, ma è con Silvio Berlusconi che prende forza "SuperGuido", l'uomo delle imprese impossibili e anche dei miracoli laici. Oddio, c'è ancora Prodi, nell'ottobre 2006, quando scoppia l'emergenza rifiuti in Campania e oltre ai roghi nelle strade partono pure i fuochi d'artificio tra Bertolaso e l'allora ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, che lo ostacola sulla collocazione di una discarica. Mister Wolf, a cui il carattere non fa certo difetto, è costretto a lasciare l'incarico, ma torna l'anno dopo per fronteggiare il dramma degli incendi boschivi e nel 2008, con Berlusconi a Palazzo Chigi e Gianni Letta suo braccio destro, viene nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio e rispedito in Campania a ripulire Napoli dalla monnezza. Ci riesce così bene che da allora tutti lo vogliono: perfino Sandro Bondi, titolare della Cultura, se lo aggiudica come commissario per l'area archeologica romana.

 

 

 

POPOLARITÀ E INCHIESTE

Quando il 6 aprile 2009 L'Aquila viene devastata dal terremoto, Bertolaso va subito sul posto, con la sua divisa da lavoro e tre ore di sonno per notte, prima a sorvolare in elicottero le zone colpite, poi ad allestire le tende nei fazzoletti di terra lasciati libere dalle macerie. È a capo della struttura incaricata di ricostruire quello che si può, il suo potere allora è immenso, un sondaggio lo vede più popolare del presidente degli Stati Uniti Obama, le capacità di problem-solving riconosciute anche dagli avversari, ma a un certo punto la scure giudiziaria si accanisce pure sudi lui. E fa male. Un massaggio in un centro sportivo sulla Salaria viene scambiato per chissà quale prestazione a causa di una frase equivocata («ho bisogno di una ripassata»), la sua vita privata viene scandagliata, le amicizie importanti quasi si ritorcono in boomerang e, quel che è peggio, nel processo denominato Grandi rischi, si ritrova pure accusato di omicidio colposo. Proprio lui che ha sempre ripetuto: «Io sono un medico e quando mi chiamano perché ci sono dei feriti, cerco di salvare loro la vitae, se è necessario, passo anche con il rosso e vado contromano. Poi pagherò la multa». Frase stampata sul petto come il tricolore cucito sulla felpa blu delle sue più recenti apparizioni, da candidato sindaco di Roma per il centrodestra, fortemente voluto da Forza Italia, a responsabile della campagna di vaccinazione della Regione Lombardia.

Con quel mantra da medico e servitore dello Stato Bertolaso ha affrontato tutti i disastri per i quali è stato chiamato. Dalla gestione dei soccorsi per lo tsunami del 2004 in Thailandia, all'emergenza Sars, fino al G8 all'Aquila subito dopo il sisma. La vicenda giudiziaria, ora, è risolta. L'ex numero uno della Protezione Civile, dopo sette annidi accanimento, è stato assolto da tutto e sperava, forse, di passare più tempo con la nipotina o di volare in Africa, invece, per la gioia di Silvio, con il via libera di Salvini e Meloni, sarà assessore al Welfare del Pirellone. Attento ai vaccini. «Perché la mia linea non cambia», assicura. Lo dobbiamo non solo alla memoria delle migliaia di vittime del Covid, ma anche al personale sanitario che, in questi ultimi due anni, si è speso con abnegazione a tutela della salute collettiva».

 

 

 

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