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Maurizio Landini? Inizi lui a lavorare 4 giorni su 7: stia in silenzio più a lungo

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 Maurizio Landini

Iuri Maria Prado
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Il capo della Cgil, Maurizio Landini, uno che ti immagini con quella faccia arrabbiata anche mentre dorme, se ne è venuto fuori l’altro giorno col progetto non ined i t o presso le gendarmerie della Repubblica fondata sul lavoro degli altri - di accorciare a quattro giorni la settimana degli sfruttati costretti a faticà troppo a lungo. E a sostegno dell’agognata riforma Diritti&Sofà spiega che serve «un nuovo statuto dei diritti dei lavoratori che ponga fine alla competizione fra dipendenti ed autonomi».

Il problema, di cui Landini e i sodali del diritto acquisito a non fare un cazzo mostrano di non avere il più pallido sospetto, è che non esiste proprio nessuna competizione fra dipendenti e autonomi: esiste competizione, semmai, tra chi lavora e chi non lavora; tra i pochi che, lavorando, producono ricchezza e i troppi che, non lavorando, consumano la ricchezza prodotta dai primi. E non è una competizione ad armi pari, ma sbilanciatissima in favore dei secondi, e cioè i parassiti. Che non sono i poveri, non sono i disagiati, non sono i meritevoli percettori di aiuti: ma gli sfruttatori del lavoro altrui. 

Il lavoro il cui frutto è depredato solo in minima parte per finanziare i servizi utili e le cose buone, ma in gran parte per pagare le pensioni di adolescenza, le armate di imboscati nei ministeri e nei carrozzoni pubblici, le legioni di finti invalidi, gli eserciti di forestali più numerosi degli alberi da sorvegliare, gli stravaccati del reddito da siesta h24, i danni della guerra d’Etiopia e le case abusive tirate su dopo il terremoto in Irpinia, le consulenze per diritto dinastico ai famigli del mandarinato burocratico, i debiti delle aziende-postificio che producono altezze himalaiane di passività e però anche tanti bei voti e tessere sindacali che hanno assicurato ai lavoratori il bel risultato degli stipendi più magri d’Europa:naturalmente mica per colpa dei sindacati, ma del neoliberismo (diciamo che l’aumento degli stipendi è proporzionale all’eloquio di Landini: più parla, meno salgono. 

Dovrebbe dare l’esempio e stare più in silenzio anche lui...). Ci sarebbe una sola consolazione se portassero a quattro i giorni lavorativi. E cioè che, se fossero davvero giorni lavorati, molti destinatari della riforma lavorerebbero più di adesso. Ma non bisogna farlo sapere a Landini, se no propone di scendere a due.

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