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Bisignani, tassa sulle banche? "Come reagiranno gli istituti": il 'pizzino' a Meloni

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Come ogni domenica, ecco su Il Tempo l'intervento di Luigi Bisignani, l'uomo che sussurra ai potenti. E sul quotidiano capitolino si spende su una delle vicende più dibattute degli ultimi giorni: la tassa agli extraprofitti bancari approvata in CdM dal governo a sorpresa. Una tassa che divide anche la maggioranza, con Forza Italia ed Antonio Tajani contrari, e che ha creato qualche smottamento sui mercati.

"Meloni in versione Robin Hood - copyright Financial Times - ha piazzato il decreto legge sugli extraprofitti delle banche per riaffermare il potere della politica. Per farlo, ha atteso che il suo vicepresidente, nonché capo delegazione di Forza Italia Antonio Tajani, lasciasse Palazzo Chigi per andare in Belgio alle commemorazioni del disastro di Marcinelle", premette Bisignani, sornione, rimarcando come il leader di Forza Italia non fosse d'accordo sulla gabella.

Dunque, Bisignani conferma l'assoluta segretezza del provvedimento, almeno fino a quando è stato comunicato: "Ma per assestare meglio il ko - e poi eventualmente passare a trattare - nessuno, a partire da Banca d’Italia, ne sapeva nulla. E con essa i più importanti banchieri italiani, Carlo Messina e Andrea Orcel in testa, colti letteralmente di sorpresa dal provvedimento", scrive.

 

E l'uomo che sussurra ai potenti si mostra scettico sul balzello, spiegando quale potrebbe essere la "vendetta" delle banche. "Per evitare la tassazione extra e aggirare il provvedimento, le banche non faranno altro che spostare il proprio business dai prestiti alle imprese (soprattutto le piccole) e dall’investimento in BOT verso altre forme. Il risultato è semplice da immaginare: credit crunch (stretta creditizia) e recessione in arrivo, meno sottoscrizione di titoli di Stato, spread in aumento e più buoni del Tesoro in mano straniera visto che le banche, che ne hanno già più di 800 miliardi nei loro portafogli, ci penseranno bene prima di esporsi ulteriormente", conclude Luigi Bisignani, avvertendo Giorgia Meloni e il governo circa le possibili conseguenze della tassa, almeno nella sua prima versione, più impattante.

 

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