Poco più di due mesi al referendum sulla riforma della giustizia, fissato per domenica 22 e lunedì 23 marzo. Gli italiani dovranno esprimersi, principalmente, sulla separazione delle carriere nella magistratura e così impedire o meno che giudici e pubblici ministeri possano entrare nel medesimo corpo lavorativo con lo stesso esame e abbiano facoltà di cambiare ruolo durante la loro carriera. L'Imam Brahim Baya invita gli islamici a votare NO al referendum sulla giustizia. Serve aggiungere altro? Ennesimo buon motivo per votare sì al referendum sulla giustizia.
Tra i promotori del NO c’è Brahim Baya, portavoce della comunità musulmana a Torino, gestore della moschea Taiba di via Chivasso. Molto attivo mediaticamente per la sua presenza pubblica e politica sui temi legati alla Palestina. Posizioni estremiste le sue, con ripetuti elogi pubblici ad Hamas e Sinwar, definiti eroi della resistenza palestinese. Per dargli un freno è intervenuto direttamente il primo partito di governo, Fratelli d’Italia, che con un post sui social cerca di tirare acqua al proprio mulino e, soprattutto, screditare Baya e i suoi propositi pericolosi. Del resto, è un uomo che ha dichiarato che “il 7 ottobre non è stato un pogrom ma semplicemente il giorno in cui i palestinesi hanno detto al mondo ‘noi esistiamo’”.
Nel copy del post del partito di Giorgia Meloni si legge: “L'Imam Brahim Baya invita gli islamici a votare NO al referendum sulla giustizia. Serve aggiungere altro? Ennesimo buon motivo per votare sì al referendum sulla giustizia”. Gran parte dei commenti sottostanti sostiene il governo. C’è chi scrive: “Allora votiamo tutti si alla faccia di questa gente”. Chi, invece, esclama: “Un SIIIIIII grande come una casa”. Chi, infine, vorrebbe misure più estreme: “Dovrebbe essere vietato far votare persone che non rispettano un paese che li ospita”.




