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Sandro Ruotolo e l'ultimo delirio di Pd e M5s: "Referendum, può tornare il fascismo"

di Tommaso Montesanosabato 21 marzo 2026
Sandro Ruotolo e l'ultimo delirio di Pd e M5s: "Referendum, può tornare il fascismo"

3' di lettura

C’era da scommetterci che sarebbero arrivati all’allarme fascismo. Alla riforma della giustizia che togliendo di mezzo i magistrati elimina l’ultimo ostacolo sulla strada dell’assunzione dei “pieni poteri” da parte dell’uomo - meglio: della donna - «forte».

Il fronte del No chiude la campagna elettorale per il referendum con la chiamata alle armi: occhio, è in gioco la tenuta della democrazia. Non usano giri di parole, lo dicono apertamente. A Napoli, giovedì, Federico Cafiero De Raho, deputato del M5S, intervenendo a una manifestazione elettorale con il governatore della Campania, Roberto Fico, ha detto testualmente che «questo referendum è l’unico ostacolo che si frappone al governo che vuole la fine della democrazia». Il ragionamento è semplice: una volta sottratta la politica «al controllo di legalità» con la riforma Nordio, la strada per la concentrazione del potere nelle mani del governo è spianata. «Ma attenzione alla concentrazione dei poteri, come durante il fascismo», ha avvertito De Raho, «quello che è stato ottant’anni fa può tornare.

Molti dell’area di governo hanno ancora quella stessa fede e la statuetta del Duce sulla scrivania». Non si è trattato di un’uscita estemporanea. Allo stesso evento pentastellato ha partecipato la senatrice Ada Lopreiato, che ha denunciato la «volontà» dell’esecutivo «di smantellare quanto conquistato dopo il fascismo».

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E sempre lì ha puntato il presidente del M5S, Giuseppe Conte, davanti agli studenti dell’università Statale di Milano, quando ha detto che se lunedì pomeriggio vinceranno i Sì, allora la prossima mossa di Giorgia Meloni sarà quella di tirare fuori dal cassetto la riforma costituzionale del premierato: «Potrebbero osare oltre; il predominio della politica deve completarsi con un uomo o una donna sola al comando, tramite l’investitura popolare».

Ieri l’ex premier ha chiuso la campagna elettorale del M5S al Palazzo dei Congressi di Roma, dove ha seguito la stessa rotta: «Rivendichiamo il fondamento del nostro Stato democratico e di diritto, per metterlo al riparo da chi lo sta mettendo in pericolo». Tutti alle urne per difendere la Costituzione, insomma.

Altro che separazione delle carriere, riforma del Consiglio superiore della magistratura e istituzione dell’Alta Corte disciplinare: «Vogliamo rivendicare il fondamento del nostro Stato democratico. Il No ha anche un contenuto morale». Se De Raho ha evocato il «Duce», Conte ha citato il «principe», ma il senso è quello: «Anche il “principe” deve sottostare alla legge, che lui stesso ha emanato, perché gli altri non sono sudditi, gli altri sono cittadini». A proposito di De Raho: anche lui era nella Capitale, dove ha rinnovato il suo appello a dire no all’«autoritarismo più spietato».

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Sandro Ruotolo, europarlamentare del Pd, ha lanciato l’allerta fascismo da Campobasso. Domani e dopodomani, ha ammonito, è il momento decisivo: «Questo referendum non riguarda la sopravvivenza del governo Meloni, ma la tenuta della nostra Costituzione e dell’equilibrio dei poteri su cui si fonda la democrazia». Riepilogo: «Se vince il Sì, non avremo una giustizia veloce, ma un potere più incontrollato. Se vince il No fermiamo un disegno politico più ampio che punta a concentrare il potere e a indebolire i contrappesi democratici». Inutile perdere tempo su un «tecnicismo», il voto è «sul futuro del Paese».

Sul sito dell’associazione Articolo 21, di cui è coordinatore Giuseppe Giulietti, parlamentare di sinistra per cinque legislature, ex sindacalista dell’Usigrai, l’ex deputato Antonio Palagiano ha scritto che «qui non si tratta di difendere una corporazione, ma è quanto mai necessario difendere l’equilibrio tra i poteri dello Stato». Per spiegarlo meglio: «È una questione di tenuta dello Stato democratico, in cui la politica non può pensare di sottrarsi alla legge, che deve rimanere uguale per tutti».
Angelo Bonelli, uno dei leader di Avs, ieri era in giro tra i quartieri di Roma a fare volantinaggio: «Oltre 20mila volantini distribuiti.

Dobbiamo difendere la Costituzione, perché c’è un governo che ha ridotto l’uso delle intercettazioni, ha eliminato il reato di abuso d’ufficio e ora vuole limitare l’autonomia dei magistrati». Il suo sodale Nicola Fratoianni, da Torino, ha confermato: «Vogliono un Paese in cui nessuno possa controllare i potenti».