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Donald Trump, Gaza e femminicidi: tutti i deliri rossi

Da Elly Schlein a Concita De Gregorio fino a Roberto Saviano: la sbornia post referendum è l’unica giustificazione plausibile per ciò che è stato detto e raccontato
di Massimo Sanvitomercoledì 25 marzo 2026
Donald Trump, Gaza e femminicidi: tutti i deliri rossi

2' di lettura

Si vede che i bagordi sono andati avanti fino a notte fonda, innaffiati da fiumi di alcoli... A leggere i deliri dei progressisti, siano essi politici o intellettuali d’area, la sbornia post referendum è l’unica giustificazione plausibile per ciò che è stato detto e raccontato. Prendete Elly Schlein, la segretaria del Partito democratico che si offre come alternativa a Giorgia Meloni per la guida del Paese. In un’intervista a Repubblica ha detto: «È stata una vittoria di popolo, trainata dai giovani e dalla società civile. Dall’Italia è arrivata la prima vera battuta d’arresto della destra nazionalista che in tutto il mondo, dall’Ungheria di Orban all’America di Trump, coltiva un disegno preciso, indebolire l’autonomia della magistratura per metterla sotto il controllo dell’esecutivo». Dunque la sinistra italiana, bocciando la separazione delle carriere tra pm e giudici (funziona così in tutta Europa), avrebbe battuto in uno solo colpo i conservatori ungheresi e i repubblicani americani. Come mischiare le mele con le pere.

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KEFIAH E BANDIERA ROSSA
Uno dei suoi luogotenenti a Milano, l’aspirante sindaco Pierfrancesco Majorino (oggi capogruppo dem in Consiglio regionale), ha analizzato così la vittoria del “No”: «Io credo che un nesso ci sia. La mobilitazione contro il governo genocida di Netanyahu, il rifiuto delle politiche del fascista Trump, la difesa dei valori contenuti nella Costituzione difendendo l’indipendenza della magistratura. Sbaglierò ma questo filo lo vedo. È quello delle ragazze e dei ragazzi che hanno in buona parte partecipato al voto». Quindi, che fare? Bisogna «saper vedere quello che in questi mesi è accaduto, tornando ai giorni delle mobilitazioni contro la strage di Gaza ad esempio, cioè a quando sono stati proprio “loro” con i loro corpi a trascinare “noi”, mostrando la giusta dose di intransigenza». Chissà se Majorino si riferisce anche agli intransigenti che in nome di Gaza, in questi due anni e mezzo, hanno devastato stazioni, bloccato autostrade e preso a sassate la polizia.

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Sulla linea “No per la Palestina” ecco pure Concita De Gregorio, che di sua penna, sempre su Repubblica, ha scritto: «È stata anche, non solo ma anche, una vittoria delle nuove generazioni. La “generazione Gaza”, quella che ha trascinato le piazze di protesta contro il genocidio, in Italia e nel mondo». Prendiamo atto che in Italia esistono milioni di pro-Pal, tutti kefiah e “Palestina libera”... Milioni di ragazzi immaginari. Non è finita. Siccome di questi tempi vale tutto, Concita va oltre: questa, dice, è pure una vittoria della “generazione Cecchettin”, «quella che nel nome di Giulia tiene viva la memoria delle donne uccise per disobbedienza e chiede un mondo e un modo nuovo.