Nel secondo semestre 2025 gli stipendi battono l’inflazione. Secondo il terzo Report Cisl sulla Contrattazione Collettiva Nazionale, basato su dati Istat, Ocpi e Inps, le retribuzioni contrattuali sono aumentate del 3,1%, superando nettamente l’inflazione IPCA ferma all’1,7%. Si registra anche un forte calo dei tempi di attesa per i rinnovi contrattuali, scesi da 27,9 a 18,9 mesi. Nel corso del 2025 sono stati recepiti 33 contratti collettivi nazionali riguardanti 4,7 milioni di lavoratori (37,1% del monte retributivo), con un’accelerazione nel quarto trimestre. A fine anno risultano in vigore 48 contratti che coprono 7,6 milioni di dipendenti (57,8%).Dopo la grave erosione del potere d’acquisto registrata tra il 2022 e il 2023 (quasi -9%), dal 2023 è in corso un recupero graduale ma costante.
Le retribuzioni reali segnano un rialzo del 5,4% rispetto al punto più basso, anche se resta un gap residuo di circa -1,7% rispetto al 2019.Il rapporto della Cisl conferma le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni in Parlamento e smentisce le critiche dell’opposizione, in particolare della segretaria del Pd Elly Schlein, che aveva negato i risultati raggiunti dal governo.
Marco Osnato (FdI), presidente della Commissione Finanze, commenta: "Gli stipendi reali crescono nonostante le menzogne delle opposizioni. Alle famiglie restano più soldi in tasca rispetto al 2022". Osnato invita Conte e Schlein a "citofonare a Palazzo Chigi" per chiedere suggerimenti, sottolineando l’efficacia della contrattazione di secondo livello, della defiscalizzazione e degli incentivi introdotti dall’esecutivo.Lorenzo Malagola (FdI) aggiunge che questi dati dimostrano il valore della contrattazione di secondo livello per sostenere i redditi e contrastare il lavoro povero, invitando a proseguire su questa strada senza scorciatoie ideologiche.




