Sembra gossip, ma non è. Tant’è che se ne stanno occupando due mostri sacri del giornalismo. Due spiriti del tutto liberi nell’esercizio della professione, dallo stile e dalle storie diverse, ma entrambi riferibili al mondo della sinistra al punto da poterne essere finanche la voce. È una storia vecchia come il mondo, sì. Ma è una storia datata anche perché doveva deflagrare più di un mese fa, poi è rimasta sospesa nell’aria romana. Per tornare a circolare sospinta da un crescente ponentino nelle ultime ore. Tutto è (ri)cominciato con due frasi, lasciate cadere con apparente noncuranza da Concita De Gregorio nella sua rubrica, domenica scorsa su Repubblica.
L’ex direttrice dell’Unità parte divagando su una storia dell’alta finanza americana, con lei capo che schiavizza e approfitta del sottoposto, per poi atterrare su un copione più consueto, con il pretesto di parlare del nuovo libro di Guia Soncini, “Qualunque cosa significhi amore”. «Sono settimane che in tutta Roma non si parla d’altro che della prossima bomba», scrive. «Un altro ministro ancora, non Piantedosi e non Sangiuliano, un’altra ragazza, eccetera. Mogli al corrente, naturalmente. Non è mai vero che non sanno, talvolta anzi facilitano».
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Ieri la sinistra ha celebrato il decennale della legge sulle unioni civili. Unioni che, dopo il boom iniziale, hanno com...De Gregorio non si muove mai per caso. Fu un suo articolo, anni fa, piuttosto nascosto come questo, a far finire la segreteria Pd di Nicola Zingaretti, «tanto una brava persona ma...». Non è affatto solita raccontare i palazzi guardando dal buco della serratura di una camera da letto. Lei si occupa di politica attraverso temi alti, la società, i valori della sinistra, l’antifascismo, la cultura, il futuro dei giovani. In un recente articolo, dedicando un fugace passaggio al caso Piantedosi, con un filo di snobismo Concita aveva perfino dichiarato di essere totalmente disinteressata al pettegolezzo e di essere annoiata dalla politica a colpi di scandaletti. Viene subissata dalle confidenze sulla vita degli altri, ma se le scorda nel momento stesso in cui gliele fanno.
Stavolta però, a costo di contraddirsi, ha riportato il pissi-pissi dei ristoranti, dei parrucchieri, delle sale che prosperano intorno al potere. Difficile che una giornalista tanto esperta semplicemente non sia riuscita a trattenere la penna. E allora perché, e cosa ci dobbiamo aspettare? La prova che non si tratta di gossip è che Paolo Mieli, il più avido lettore italiano della carta stampata, il direttore del Corriere della Sera che alla vigilia del voto politico del 2006 fece l’endorsement per Romano Prodi contro Silvio Berlusconi, ha rilanciato la notizia con divertita enfasi. Nella rassegna stampa mattutina che tiene dal lunedì al venerdì su Radio24, e nella quale non perde occasione per dichiararsi un fan di Elly Schlein, il decano dei giornalisti ha presentato l’indiscrezione lasciando intendere che si tratta di una notizia con alte potenzialità di montare. Così non fosse, il super direttore non sarebbe mai andato a recuperare un articolo del giorno precedente. Chissà, da cavallo di razza qual è, forse già sapeva prima di leggere.
Ora. De Gregorio e Mieli non sono giornalisti che scrivono o vanno in tv ad annunciare notizie che stanno ancora verificando e non inseguono dall’altro capo del mondo improbabili testimoni per mettere in difficoltà Giorgia Meloni e le istituzioni, come altri colleghi di sinistra, ahiloro, fanno. Qui non è importante verificare se davvero ci sia un ministro, indagando si sospetta possano essere anche due - un’amante tira l’altra, come le ciliegie -, travolto da solita passione con una collaboratrice di qualche decade più giovane. Tanto più che ci è stato comunicato che non ci sono mogli che si sentono ferite. Chi è curioso, cerchi su internet, tra gli sposati, quali possono essere i sospetti. Ognuno ha il suo e noi non faremo nomi.
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Gira e rigira dietro le “straordinarie” performance economiche della Spagna del socialista Pedrito Sanchez c...Il punto di rilievo è che manca un anno al voto e la sinistra non ne può più di stare a guardare; anche se, a furia di guardare ha affinato la vista. Dopo il referendum sulla giustizia, il terrazzatissimo mondo che si affaccia sul Pd è pronto a tutto per tornare al potere. I compagni hanno ben presente che l’impero berlusconiano crollò certo anche sotto i colpi dello spread e per via del complottone tra Francia, Germania e chi stava sul Colle prima dell’attuale inquilino e muoveva le pedine in patria, cooptando e promettendo; ma furono il racconto delle serate ad Arcore e lo sfogo, guarda caso su Repubblica, di Veronica Lario a impedire al Cavaliere di resistere.
La speranza dell’opposizione oggi, non avendo progetti validi e per di più con un difetto di credibilità superiore rispetto a quindici anni fa, è giocarsi la partita ancora una volta sotto le lenzuola. Uno scandaletto alla volta. Basta guardare la storia della legislatura. Le sorelle Meloni lo hanno capito fin dal primo momento e si sono sottratte a ogni speculazione. Esempio che gli uomini potrebbero imitare, se non per evitare di complicarsi la vita personale, per non creare problemi all’esecutivo. L’alternativa è quel che fanno da sempre dall’altra parte, dove si portano le compagne direttamente in Parlamento, con tanti saluti alle e mogli, destinate all’oblio.




