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Giorgia Meloni esaltata dal guru di Obama: "Concreta e senza filtri"

di Andrea Muzzolonmercoledì 3 giugno 2026
Giorgia Meloni esaltata dal guru di Obama: "Concreta e senza filtri"

3' di lettura

«Nel caso di Obama, oggi può sembrare difficile da immaginare, ma la sua ascesa per molti versi ha rispecchiato quella della premier Giorgia Meloni e del partito Fratelli d’Italia che lei guida». Prima di far prendere un colpo a qualche progressista nostrano- del resto pare ci siano più fan dell’ex presidente democratico qui, che non negli Stati Uniti - diamo un po’ di contesto.

A scrivere quelle parole non è stato uno qualunque, no. La penna è quella di Alec Ross, un nome che forse ai più dirà poco, ma che è stato tra i principali artefici della vittoria di Barack Obama nel 2008. Ross, infatti, è stato Coordinatore per la politica tecnologica e dei media della campagna presidenziale di Obama e, successivamente, Senior Advisor per l’Innovazione al Dipartimento di Stato con Hillary Clinton. In soldoni, la mente dietro all’enorme successo della campagna social condotta dal candidato dem: una vera rivoluzione comunicativa in ambito politico. Da pioniere e, oggi, voce autorevole nel settore del web, ha offerto a Tommaso Longobardi (Responsabile della comunicazione social del Presidente del Consiglio) la sua visione sul successo online del premier italiano.

Nel nuovo libro di Longobardi, intitolato Senza maschera. L’ascesa social di Giorgia Meloni raccontata dal suo stratega, Ross sottolinea come «Meloni comprese molto presto che i social media non erano semplici vetrine, ma ecosistemi nei quali costruire identità, diffondere narrazioni e creare comunità». Per questo, «ne fece un pilastro strategico della sua ascesa, presidiando piattaforme diverse con linguaggi e formati distinti ma mantenendo una coerenza di fondo». I social hanno giocato un ruolo chiave nell’ascesa di Meloni, così come in quella di Obama. I due sono il classico esempio di “underdog”, lo sfavorito che riesce a vincere ribaltando i pronostici. Come ricorda Ross, «la sua candidatura (di Obama, ndr) veniva considerata quasi una barzelletta ai margini, dove i poteri più consolidati sarebbero inevitabilmente emersi». La loro campagna online riuscì però a «disintermediare i custodi tradizionali dell’informazione» permettendo così loro di rivolgersi «direttamente alle persone». Una strategia vincente che ha scelto di adottare anche Meloni, destreggiandosi in un ecosistema social molto più complesso visto il continuo proliferare di nuove piattaforme.

Secondo l’ex coordinatore dei media di Obama, il successo di Meloni risiede nei tre pilastri su cui si fonda la sua architettura comunicativa: identità, normalità e “pop istituzionale”. A definire l’identità del premier meglio di qualsiasi altra cosa è «il celebre quartetto donna, madre, italiana, cristiana». La vera forza della leader di Fratelli d’Italia è stata saper trasformare un meme come “Io sono Giorgia” «in un’arma di branding capace di aumentare la sua popolarità». Meloni piace alla gente perché si mostra «accessibile, concreta, con un linguaggio diretto e senza filtri». La normalità sta tutta qui: non è solo premier, ma anche «il volto che augura Buona Pasqua con la figlia, che celebra Ferragosto, che condivide l’orgoglio per un atleta italiano».

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Per Ross, «Meloni è riuscita dove Hillary Clinton ha fallito: se da un lato - ricorda - la leader dem appariva spesso come «un’avvocatessa dura» nonostante in privato la descriva come «divertente, arguta ed empatica», dall’altro «Meloni è riuscita a portare nella dimensione politica sia la serietà di sé stessa e delle sue idee, sia la fiducia in sé stessa e nel suo team, permettendo alla propria identità di emergere in modo autentico». Infine, quello che alcuni osservatori definiscono “pop istituzionale”: alle immagini dei summit internazionali e di Palazzo Chigi, si alternano selfie e momenti informali. È questa formula a renderla «al tempo stesso Presidente del Consiglio e “Giorgia”». “Giorgia”, proprio quel nome che alle europee del 2024 gli italiani hanno scritto sulla scheda 2,3 milioni di volte. Non un caso visto che durante quella campagna «Meloni è stata la leader italiana con il tasso medio di interazioni per post più alto». Il risultato, chiosa quindi Ross, è stato «un vantaggio competitivo chiaro». 

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