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Grillo torna sulla scena per bastonare Conte

di Pietro Senaldisabato 6 giugno 2026
Grillo torna sulla scena per bastonare Conte

4' di lettura

Le notizie sono quattro. Beppe Grillo ha finalmente capito di aver partorito un mostro e non un Movimento e sta usando il suo blog per farlo capire a chi lo aveva seguito incautamente. La trasformazione operata da Giuseppe Conte di M5S da forza anti-sistema a partito situazionista e avaloriale, disponibile a ogni compromesso, soprattutto con se stesso, è ormai irreversibilmente compiuta.

Il divorzio dalla sua creatura, che ha avuto l’atto finale nei lavori di Nova del dicembre 2024, quando l’avvocato del popolo gli ha sottratto il simbolo, ha fatto rinsavire il comico, che da allora ha ricominciato, saltuariamente, a dire cose sensate. Poiché al peggio non c’è mai fine, la discesa agli inferi del fu Elevato è gravata dallo stringersi del suo legame con Danilo Toninelli, la stella meno brillante del firmamento grillino dei tempi d’oro, ormai l’unico rimasto in contatto con il fondatore.

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L’INTERVENTO
Queste considerazioni scaturiscono dall’analisi contestualizzata di un intervento apparso ieri sul blog di Grillo a firma Marco Bella, già onorevole pentastellato e ora ricercatore presso la facoltà di Chimica dell’Università Sapienza di Roma. Il Carneade se la prende con la Sardegna, dove impera la presidente Alessandra Todde, che fu sottosegretaria allo Sviluppo Economico del governo di Mario Draghi e contribuì alla legge sullo sviluppo dell’energia rinnovabile, che sull’isola si traduce, o meglio si sarebbe dovuta tradurre, in promozione delle pale eoliche a tutto spiano.

Obiettivo: rendere la regione autonoma dal punto di vista energetico e magari, un domani, farne una esportatrice di energia pulita. Il punto è che, se a Roma predicava e governava in un modo, a Cagliari la presidente razzola e sgoverna nel modo opposto. La Sardegna è infatti, anche per responsabilità di Todde, il tallone d’Achille del campo largo. Ogni volta che Elly Schlein e compagni attaccano l’attuale esecutivo sul caro bollette, viene loro ricordato che, là dove amministrano, i sinistri si oppongono alle rinnovabili e, nella fattispecie isolana, non hanno neppure un piano industriale di sviluppo energetico. «Le pale non consumano suolo se non quello del loro basamento, non occupano il terreno in modo irreversibile, tutelano la biodiversità, non trinciano gli uccelli e, se messe in mare, lontano dalla costa, non deturpano neppure l’ambiente», scrive Bella. «Le rinnovabili sono indispensabili per ridurre le bollette», prosegue Bella, «ma la Sardegna è la regione italiana più indietro di tutte sull’argomento». Questo perché la giunta, come primo atto, ha approvato una moratoria di diciotto mesi sulle rinnovabili e come secondo ha stabilità che non più dell’uno per cento del territorio della Regione, il più disabitato d’Italia dopo quello della montuosa Val d’Aosta, può essere adibito all'installazione delle pale. 

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CASO NAZIONALE
La questione non è locale, contrariamente a quanto si possa pensare, e non solo perché le bollette care poi arrivano a tutti gli italiani. La vicenda sarda dimostra due cose. La prima è che M5S ha ormai del tutto abdicato ai propri principi iniziali, perfino a quello della politica verde, da sempre uno dei chiodi fissi di Grillo. Quel che conta, per Conte e seguaci, è la gestione del potere fine a se stessa, garantita da un’alleanza di ferro con il Pd, partito contro il quale M5S era nato. Ieri, per esempio, Todde si è trasportata fino a Porto Torres, dove domani e lunedì si vota. La governatrice era in missione per sostenere il sindaco uscente, il dem Massimo Mulas, non solo contro il leghista Ivan Cermelli e Sara Dettori, una non politica espressione della comunità locale e dell’area centrista e sardista, ma soprattutto contro Loredana De Marco, la candidata dei grillini della prima ora, quelli che, vincendo nel 2015, fecero della città una delle prime roccaforti comunali del Movimento. La seconda è l’estrema difficoltà del campo largo, quando vince, di sintetizzare le varie anime di cui si compone, sovente in contraddizione tra loro, e declinarle in un’azione di governo sensata e compiuta.

Quanto ai tormenti e alle delusioni di Grillo, padre tradito in mesto e perpetuo esilio volontario in quel di Sant’Ilario, il tam tam genovese esclude che i gemiti che arrivano dal suo blog, che un tempo con dieci milioni di visite al mese era tra i più seguito d’Europa e ora si è rimpicciolito dell’85%, preludano a un rientro nell’agone politico. Beppe si è dolorosamente deciso a mettere mano al portafogli e far causa a Conte per riavere il simbolo del Movimento, ma è una questione di rivalsa personale e non una mossa pre-elettorale. Lascia il suo blog quasi in balia dei pochi adepti che gli sono rimasti. La sua mente è rivolta per lo più alla Sardegna, ma non lo turbano le pale eoliche, ma il processo d’appello al figlio Ciro per stupro, dopo la condanna in primo grado a otto anni di reclusione. Da quella vicenda è iniziata la fine politica e la caduta personale dell’Elevato.

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