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Roberto Vannacci pesca elettori tra i delusi Cinquestelle

di Pietro Senaldivenerdì 29 maggio 2026
Roberto Vannacci pesca elettori tra i delusi Cinquestelle

4' di lettura

«Generale, queste cinque stelle...», cantava Francesco De Gregori cinquant’anni fa. Il grande artista è appena tornato agli onori delle cronache per aver detto che un musicista non deve per forza usare il palco per dire quello che pensa dell’universo mondo della politica e aver rimproverato perfino Bruce Springsteen: «Che bisogno ha di far sapere a ogni concerto cosa pensa di Donald Trump?». Non è da questi particolari che si giudica un cantautore... Ma dalle canzoni sì. E ci sia lecito giocare con il suo immortale capolavoro del lontano 1978, Generale, che ha quel verso così attuale con gli scenari politici odierni. Ebbene sì: la notizia della settimana di Youtrend, la media dei sondaggi italiani, è la crescita del partito di Roberto Vannacci, che in sette giorni ha guadagnato quasi mezzo punto, passando dal 3,6 al 4%. E non sono tutti elettori di Vigevano, dove grazie a un candidato ex leghista Futuro Nazionale alle Comunali dello scorso fine settimana ha preso il 15%; anche perché nelle altre città, con nomi tutti suoi, il generale è rimasto a cifre da prefisso telefonico.

Fino dove può arrivare quindi l’ex incursore della Folgore; e, soprattutto, da dove attinge i suoi potenziali voti? Youtrend fotografa un -0,3% della Lega, attestata al 7%, e questo era prevedibile, visto che da lì arriva Vannacci. Ma la notizia è che le truppe di Futuro Nazionale avanzano anche tra i grillini, che pure scendono dello 0,3%, al 12,3, malgrado il ritorno in grande stile di Giuseppe Conte, alle prese con l’intensa promozione del suo libro, Una nuova primavera, che difficilmente raggiungerà Il mondo al contrario, lo sfogo dell’ufficiale uscito tre anni fa che lo ha imposto all’attenzione del Paese e che ha venduto oltre 260mila copie. L’incursore quindi attacca a destra ma anche a sinistra, tant’è che la crescita di Futuro Nazionale lascia i due schieramenti alla pari, con il campo largo al 44,9% e il centrodestra, senza il generale e senza Azione di Calenda, al 44,8%. «Vannacci si rivolge a un target elettorale che in parte è lo stesso dei grillini», spiega Antonio Noto di Noto Sondaggi, «un ceto popolare molto basso: è possibile che una parte di esso, deluso, guardi al generale, la cui crescita ricorda gli inizi del boom del Front National in Francia, quando lo guidava Jaen Marie Le Pen, che peraltro era anch’egli un ex paracadutista, ormai trent’anni fa». Attenzione però, i partiti appena nati che non hanno rappresentanza nelle istituzioni sono spesso sovrastimati nei sondaggi. «Non mi stupirei se quel potenziale 4% scendesse alla prova delle urne anziché salire». In ogni caso, Noto condivide che l’impatto di Futuro Nazionale sul centrodestra è limitato e controbilanciato in parte da ex elettori di M5S, perché la formazione super sovranista pesca soprattutto dagli astenuti proprio come era stato capace di fare il partito di Grillo agli inizi.

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D’altronde Giuseppe Conte, come rileva un altro importante sondaggista, Alessandro Amadori di Youdata, benché sia il favorito a vincere eventuali primarie del campo largo, non riesce a far salire Cinque Stelle, che è circa tre punti sotto il risultato delle Politiche del 2022. «Conte si è istituzionalizzato», spiega Amadori: «È vittima del contismo, si atteggia a ex e futuro premier, ma la base elettorale dei pentastellati è un popolo di arrabbiati altersistemico». Quel che può portare all’avvocato il voto dell’elettore storico di sinistra gli toglie quindi quello del suo originale, e più esteso, bacino di riferimento che, in parte sensibile, emigra verso Vannacci. «Pesca anche dai grillini, che d’altronde quando sono nati avevano preso molti voti a destra», conferma Arnaldo Ferrari Nasi, di Analisi Politiche, oltre che in parte da Lega e Fdi. Il punto è che attualmente Futuro Nazionale fa campagna acquisti tra gli esponenti minori della Lega e di Fratelli d’Italia in cerca di candidature. Bisogna vedere quanti voti porteranno. «Per depotenziarlo comunque», è l’opinione del sondaggista, «il centrodestra dovrebbe tenerlo fuori, perché includerlo significa travasargli parte dei propri voti e perdere quello di qualcuno che non condividerebbe la decisione».

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Una cosa soprattutto hanno in comune il partito del generale e quello del comico che ha indossato la pochette dell’avvocato meridionale: Fn, come M5S, non decide chi è ma si fa definire da quello che pensa essere il suo elettorato di riferimento. In altre parole, ha una proposta propria debole e flessibile, malgrado venga gridata, pronta ad adeguarsi al mal di pancia di turno. Questa per un partito che si dice sovranista e difensore dell’identità nazionale non è una contraddizione piccola. E non è un caso se il generale è totalmente sguarnito sulla proposta economica: un conto è dire no a una serie di soggetti, dall’Europa agli immigrati, dai gay ai rapinatori; altro è far capire come si intende provvedere alle esigenze di quel ceto basso e arrabbiato che ti sostiene. E qui sembra davvero di rivedere i grillini: il programma? Lo scriveremo ascoltando la gente, dicono a Futuro Nazionale. Ma si è mai visto un generale che si fa guidare dalla truppa?