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A destra comanda una donna e la sinistra non lo digerisce

Gli insulti sessisti di Silvestri dimostrano che l'opposizione non sopporta il primato di Meloni. E la "Stampa" ridimensiona la frase sulle "ginocchiere"
sabato 13 giugno 2026
A destra comanda una donna e la sinistra non lo digerisce

3' di lettura

C’erano due possibili strade da percorrere per attenuare, edulcorare e annacquare la gravissima frase sulle ginocchiere pronunciata in aula dal pentastellato Francesco Silvestri: insistere con la storiella del vittimismo oppure gettare nel mucchio del degradato linguaggio sessista anche l’allusione offensiva del grillino verso la premier. E questa seconda strada è quella che ha scelto Francesca Schianchi sulla Stampa: «Servirebbe – ha scritto - un’operazione di igiene del linguaggio pubblico. Sarebbe utile nell’ultimo bar di periferia, figuriamoci in un dibattito parlamentare in diretta tv». 

Ecco che così l’offesa di Silvestri diventa una tra tante, diluita nell’imbarbarimento del lessico politico che tocca tutte le donne. Tesi sostenuta anche dalla dem Paola De Micheli e sottolineata nell’articolo di Domani in cui si parla delle ginocchiere ma si fa riferimento anche a una frase detta da Vannacci a Lilli Gruber: «Le piacciono i clandestini». Frase anch’essa sessista secondo l’autrice dell’articolo. Così la colpa è solo della sessualizzazione del linguaggio rivolto alle donne. Peccato che ciò allontani l’analisi da ciò che in replica ha detto Giorgia Meloni, concetti su cui torneremo.

COPYRIGHT M5S  

Ma solo dopo avere specificato che mentre oggi si tende collettivamente ad attribuire a Donald Trump, e dunque alla destra tutta, il ricorso all’inciviltà del linguaggio come risorsa identitaria strategica, si dimentica che il copyright dell’insulto in politica come esibizione di disgusto verso gli avversari è stato uno dei connotati del grillismo, di cui non a caso Silvestri è erede. Ma Meloni ha toccato un’altra corda, cui la sinistra è sensibilissima: quella del primato delle donne in politica, versante sul quale la destra ha raggiunto risultati che a sinistra sono ben lontani da profilarsi, visto anche l’accerchiamento subìto dalla leader del Pd Elly Schlein che deve guardarsi ormai più dagli amici che dai nemici. 

È questo che non riuscite a sopportare, ha di fatto detto la premier alle opposizioni. Di qui il ricorrere insistente dell’accusa di servilismo: verso Trump, verso Israele, verso il patriarcato. Meloni come donna «cameriera» dei maschi potenti diventa una Meloni depotenziata, sminuita, indebolita, una il cui traguardo storico può pure passare sotto silenzio quando si parla il 2 giugno di donne e Repubblica. E in effetti Meloni ha centrato il problema: non riescono a sopportare che la prima donna premier sia arrivata da destra, mentre sull’altro fronte, con tutti i dibattiti sui diritti, le quote, i testi di Judith Butler, Lidia Ravera e Simone de Beauvoir, sull’altro fronte insomma stanno sempre ferme là, costrette in politica per auto-promuoversi a far parte di una corrente capeggiata da un maschio.


ALTRO CHE CHEERLEADER 

Occorre dunque indebolire la leadership meloniana trattandola da cheerleader, termine molto gettonato tra le file dell’opposizione, e al contempo disegnare il mondo della destra come un universo retrogrado, maschilista, virilista, volgare. Una tesi sostenuta in pamphlet di sapore propagandistico come quello di Mirella Serri (Nero indelebile) che scrive cose surreali tipo questa: «Quando le donne si affacciano alla politica i colleghi di destra le puniscono duramente».

L’altro terreno su cui si gioca l’accusa a Meloni è quello grammaticale ormai noto. Si fa chiamare “il” presidente. Non è vero, Meloni ha anzi detto che per lei possono chiamarla il presidente, la presidente o anche semplicemente Giorgia. Perché nella cultura di destra in effetti non esiste l’idea che il linguaggio debba essere educativo, pedagogico, inclusivo, modificabile a tavolino. Esiste l’idea che il linguaggio come tutti i prodotti della storia è fatto di stratificazioni che rimandano a mentalità che a loro volta cambiano e si evolvono lentamente e senza indottrinamenti. Il che ci porta fuori dalle elucubrazioni femministe e rimanda al punto centrale denunciato dalla presidente del Consiglio: la sinistra non ha ancora digerito una donna di destra a Palazzo Chigi. E probabilmente non la digerirà mai.