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Carlo Nordio fa impazzire la sinistra: "Il libro più importante? Firmato da Mussolini"

lunedì 15 giugno 2026
Carlo Nordio fa impazzire la sinistra: "Il libro più importante? Firmato da Mussolini"

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Carlo Nordio rinfresca la memoria agli organizzatori di Più Libri Più Liberi. Questi ultimi hanno introdotto il "patentino antifascista" per partecipare alla Fiera nazionale della piccola e media editoria. Da qui la polemica e le parole di Giorgia Meloni che ha etichettato la proposta come "censura". E oggi è il ministro della Giustizia a dire la sua: "Forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il Codice penale, reca la firma di Mussolini". 

Apriti cielo. Immediata la reazione di Angelo Bonelli. Il leader di Europa Verde definisce le dichiarazioni del Guardasigilli "vergognose. Vorrei ricordargli che è vero che Mussolini ha apposto la firma, nel 1931, al codice penale, ma quel documento è stato modificato dalla Repubblica italiana, dalla lotta antifascista e dalle sentenze della Corte Costituzionale. Stanno strizzando l'occhio ai neofascisti di Vannacci". 

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E come lui il senatore del Pd Dario Parrini. Per il vicepresidente commissione Affari costituzionali, "nella corsa di Fdi a inseguire a destra Vannacci la derapata più grossolana e ridicola la fa il ministro Nordio, campione vero di dichiarazioni assurde. Questa affermazione è sconcertante e ridicola per almeno tre ragioni. La prima: che c'entra il codice Rocco con la vicenda 'Più libri Più liberi'? Niente. La seconda ragione è che le parole di Nordio comportano un osceno elogio revisionistico di Mussolini. La terza è che il ministro della Giustizia sostiene il falso: pur non essendo mai stato formalmente sostituito da un altro testo globale, il codice Rocco del 1930 è stato progressivamente svuotato dei suoi elementi autoritari, illiberali e antidemocratici". 

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Gli organizzatori sulla questione del "patentino antifascista" si erano giustificati così: "La decisione di chiedere ai partecipanti di sottoscrivere una dichiarazione sulla condivisione dei principi costituzionali, democratici e inderogabili, non è affatto censura, ma un'esigenza di chiarezza e unità tra i diversi attori presenti in fiera. È un documento basato su riferimenti istituzionali e universali privo di visioni di parte, senza accenni politici e tanto meno legami partitici. È evidente che così non è stato interpretato". E ancora: "Siamo rammaricati di quanto sta accadendo: l'intervento della Presidente del Consiglio e il dibattito generale che ne è scaturito ci inducono ovviamente a un ulteriore attento approfondimento per rispetto istituzionale".

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