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 Vannacci fa esplodere il partito di Marco Rizzo: cosa sta succedendo

di Roberto Tortoragiovedì 18 giugno 2026
 Vannacci fa esplodere il partito di Marco Rizzo: cosa sta succedendo

2' di lettura

In Democrazia Sovrana e Popolare il nome che fa saltare i nervi è uno solo: Roberto Vannacci. Il generale è diventato la cartina di tornasole della politica italiana, capace di dividere non soltanto destra e sinistra, ma perfino quell’area rossobruna che prova a mescolare sovranismo, populismo e vecchie suggestioni comuniste.

Lo scontro si consuma ai vertici del partito guidato da Marco Rizzo, già militante del Pci, poi di Rifondazione e dei Comunisti Italiani. Una resa dei conti che rischia di trasformarsi in una vera e propria guerra interna. Sul tavolo c’è una domanda semplice solo in apparenza: alle prossime Politiche Dsp correrà da sola oppure potrà aprire a future convergenze con il movimento del generale?

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La scintilla è esplosa durante una riunione della scorsa settimana. Il presidente Francesco Toscano ha posto il tema delle alleanze, suscitando la reazione furibonda di Rizzo. Il coordinatore nazionale ha quindi raccolto le firme di numerosi dirigenti regionali e della maggioranza degli organismi interni su un documento che "biasima" Toscano per "essere intervenuto pubblicamente anticipando o eludendo, anche con dichiarazioni non corrispondenti al vero, il confronto negli organi dirigenti".

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Una bocciatura politica a cui Toscano ha replicato convocando un congresso straordinario. "Noi non cacciamo nessuno, ma non nutro più alcuna fiducia politica verso Toscano", taglia corto Rizzo. E Vannacci? Il leader di Dsp non chiude del tutto la porta. "La politica si fa tenendo conto del contesto e chi dice il contrario è un dilettante", spiega.

Pur precisando che "lui è di destra-destra", aggiunge: "Apprezzo alcune cose che dice, ma sulla Palestina non ha preso una posizione netta". Toscano, invece, alza il muro. "È indispensabile che l’assemblea degli iscritti si esprima per confermare una proposta politica che convalidi la nostra incompatibilità sia con i due poli principali sia con il movimento del generale Vannacci". Il 26 luglio, a Roma, è atteso il verdetto. E promette scintille. Perché, ancora una volta, il nome che divide tutti è quello del Generale.

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