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Schlein contro Salis, a Bologna l'antipasto delle primarie: cosa è successo

di Enrico Paolilunedì 3 agosto 2026
Schlein contro Salis, a Bologna l'antipasto delle primarie: cosa è successo

3' di lettura

Brutta bestia la strumentalizzazione. Soprattutto quando se ne fa un uso massiccio. E a Bologna i leader del centrosinistra, il quartetto Schlein-Conte-Bonelli-Fratoianni con il supporto della Salis (Silvia, la sindaca di Genova), hanno mostrato quali possano essere gli effetti collaterali di una dose sbagliata di torsione dei fatti per meri fini propagandistici, scambiando le celebrazioni del 2 agosto in una sorta di primarie, applicandosi nella «gara» a chi la spara più grossa.

Del resto questo centrosinistra sta scientemente provando a trasformare le celebrazioni del 2 agosto nel loro personale 25 aprile. «Chi governa deve dare piena lettura e piena attuazione alle sentenze. Che hanno appurato la matrice neofascista di una strage terroristica eversiva, condotta con la collaborazione di apparati deviati», tuona la segretaria del Pd, Elly Schlein, tirando in ballo la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

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«Il governo continuerà a fare la propria parte nel complesso cammino che è necessario portare avanti per fare piena luce sulle stragi che hanno insanguinato l'Italia nel Dopoguerra», afferma la presidente del Consiglio, «il percorso di versamento degli atti declassificati all’Archivio centrale dello Stato, costituisce un passo determinante, che la Presidenza del Consiglio sta portando avanti in uno spirito di collaborazione con le associazioni dei famigliari delle vittime». Ancor più netto il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

«È doveroso ricordare che la verità giudiziaria ha attribuito con sentenza definitiva alla “matrice fascista” la responsabilità di questa orribile strage. È altrettanto doveroso partecipare alla richiesta che viene da più parti (pure dala Schlein, ndr) di proseguire nella ricerca della completa verità. Lo dobbiamo all’Italia». Ma ai leader del centrosinistra tutto questo non basta, non è funzionale alla loro narrazione. «Giorgia Meloni a quale terrorismo ti riferisci? Quando un presidente del Consiglio parla al Paese non genera confusione. Sai bene che ci sono condanne passate in giudicato che hanno confermato la matrice neofascista della strage di Bologna. Vuoi disconoscerle?», scrive, piccato, sui social il presidente del M5s, Giuseppe Conte, come se la premier avesse sconfessato la verità processuale. Tra l’altro, Giuseppi si dimentica che da presidente del Consiglio non aveva mai parlato di matrice né di responsabilità. Cosa che invece aveva fatto, due anni fa, Giorgia Meloni, parlando di «organizzazioni neofasciste».

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E poi non possono mancare all’appello Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs, per i quali il governo è sempre in difetto, a prescindere per dirla con Totò. «Meloni sceglie ancora una volta di parlare genericamente di “terrorismo”, evitando di ricordare che quella del 2 agosto 1980 fu una strage neofascista. Non è una dimenticanza: è una scelta politica», commenta Bonelli. «Mai dimenticare ciò che avvenne quel giorno per mano fascista. Coloro che cercano di riscrivere la storia non si facciano illusioni: non passarono nel 1980, non ci riusciranno neanche oggi», gli fa eco Fratoianni, sottolineando come sia necessario ricordare «l’azione eversiva dei neofascisti». Infine la Salis (Silvia), presente a Bologna: «Questo orologio fermo alle 10,25 ci ricorda che gli anticorpi della democrazia vanno allenati e bisogna sempre stare in allerta contro chi soffia sulle paure della gente perché le 10,25 possono essere in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento». Come strumentalizzare una sentenza passata in giudicato, provando a fare le primarie.