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Generale Vannacci, "fattore Sud": ecco come ruba voti ai grillini

di Pietro Senaldisabato 20 giugno 2026
Generale Vannacci, "fattore Sud": ecco come ruba voti ai grillini

4' di lettura

Elettori grillini dalle cinque stelle alle cinque stellette. Contro tutti, grande imbonitore, novità assoluta, nessun interesse o talento per l’economia, linguaggio che sa essere anche violento e un misto di marzialità e comicità, anche se nel suo caso involontaria. Che il generale Roberto Vannacci avesse, dimensione grottesca inclusa, qualche similitudine con il Beppe Grillo dei Vaffa non era sfuggito agli addetti ai lavori. Non deve quindi stupire più di tanto se la crescita di Futuro Nazionale sia in sensibile parte dovuta anche all’attrazione che più di un simpatizzante del Movimento prova verso l’ormai ex europarlamentare leghista, ansioso di indossare una divisa gialloverde militare. Questo ci dice il sondaggio di ieri fatto da Youtrend per SkyTg24, che dà un risultato atteso quanto temuto. La rilevazione registra il sorpasso di Futuro Nazionale (5,9%, più 1,5 sulla settimana precedente) ai danni della Lega (5,8%, ma in calo solo dello 0,1). Lunedì era stato il TgLa7 a dare i due partiti affiancati al 5,3%, come li fotografava Swg, con il generale in crescita di mezzo punto e il capitano a -0,3%.

In queste settimane la politica è difficile da leggere e le rilevazioni demoscopiche sono una sarabanda di numeri che disorienta più che svelare tendenze. Ciascun sondaggista la vede diversamente. Però c’è un dato nello studio di Youtrend che non può non saltare all’occhio, ed è corredato da tre indizi che ne fanno una prova. L’ultimo strappo dei vannacciani (+1,5%) non è a spese della Lega, che perde poco o nulla, bensì soprattutto dei grillini, che appunto calano in una settimana di quasi un punto e mezzo, scendendo al 12,1%. Un travaso? Sarebbe azzardato affermare tanto, anche perché il succitato sondaggio Swg di inizio settimana dava M5S sopra il 13%. Ma veniamo ai segnali che inducono a pensare che la circolarità della politica italiana possa portare acqua nella borraccia del generale sottraendola alla bisaccia dell’avvocato. Il primo è la stravagante difesa che Vannacci ha fatto dell’onorevole Francesco Silvestri, quello che in Aula voleva mettere le ginocchiere a Giorgia Meloni davanti a Donald Trump. «Non avrei percepito l’allusione come un insulto sessista», ha detto il leader di Futuro Nazionale, correggendo poi il tiro, specificando di «non essere una donna» e quindi non avere la sensibilità.

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Gli amanti della politica ricorderanno che Grillo accusava le ministre di Forza Italia, partito messo nel mirino dal generale, di fare carriera in ginocchio. Il secondo indizio è l’attacco che il generale sta subendo da Marco Travaglio, benché i due la pensino in maniera simile su tanti argomenti; per esempio su Vladimir Putin e come dovrebbe finire la guerra in Ucraina, sull’inconcludenza dell’Unione Europea, sul ruolo politico dei figli di Silvio Berlusconi o sulle carenze dell’attuale governo sul fronte della sicurezza. Non sarà che il direttore del Fatto Quotidiano ha la vista più lunga dei sinistri che tifano Vannacci in odio a Giorgia Meloni e sospetta che l’ex militare possa reclutare matricole anche nell’elettorato di Conte? Poiché, defunto politicamente Beppe Grillo, il giornalista è ormai il nume tutelare del popolo a Cinque Stelle, è questione inaggirabile per lui armare la penna per difendere il fortino sotto attacco.

Infine Giuseppi, il bello addormentato, che l’uscita del suo libro agiografico (Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, eccetera...; Marsilio) ha narcotizzato anziché rianimare. Si è svegliato pure lui. Non si limita più a cavalcare i temi della sicurezza e dell’immigrazione per fare concorrenza al centrodestra. È passato dalla marcatura a zona a quella a uomo e ha sentenziato che «la remigrazione è una gran cazzata». Non stupisce il messaggio ma la parolaccia. Il turpiloquio è per l’ex premier come un clandestini per Vannacci: gli fa orrore. Se Conte si è spinto all’insulto, non dal sen fuggito ma razionalmente utilizzato come arma contro il nemico, significa che si sente sotto attacco e ritiene di dover rispondere con l’artiglieria pesante. Nell’affermare che la remigrazione è impossibile, l’ex premier non arretra sul tema sicurezza ma destituisce di credibilità il rivale, rimproverandogli a brutto muso di fare promesse irrealizzabili.

Ci sono poi un fatto e una caratteristica e un ostacolo: Vannacci va bene soprattutto al Sud, realtà all’eterna ricerca dell’uomo forte. È lì che riempie i teatri, nelle terre che il voto del 2018 aveva colorato interamente di giallo e dove ancora alle Politiche del 2022, pur correndo da solo e ottenendo su scala nazionale il 15%, M5S è riuscito a conquistare quindici collegi uninominali. Quanto al dna in comune, è la portata anti-sistema di Futuro Nazionale, che è oggi il partito contro che il Movimento non può più essere; un po’ perché è stato al potere, un po’ perché Giuseppi fa il moderato e il saggio, non litigandosi i consensi estremisti con il Pd di Elly Schlein e Avs, ma badando a fare la gamba moderata del campo largo. Ed ecco l’ostacolo insormontabile: ci sono tanti grillini che non accettano e non accetteranno mai l’alleanza con il Pd; piuttosto vanno, o tornano a destra, con uno che promette di stare da solo.

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