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M5s, la base si schiera con Appendino: vogliono far fuori Conte

di Elisa Calessivenerdì 19 giugno 2026
M5s, la base si schiera con Appendino: vogliono far fuori Conte

4' di lettura

Non è solo il campo largo ad avere qualche problema. Anche nel M5S si sta aprendo una crepa. Il problema è lo spostamento al centro che Giuseppe Conte sta imprimendo da qualche mese, insistendo su temi come sicurezza e immigrazione e dicendo no a misure come la patrimoniale, bandiera della sinistra e, fino a pochi mesi fa, anche del M5S.

La novità è che la fronda è sostenuta dagli iscritti. E proprio sulla proposta più delicata: la patrimoniale. La conferma arriva da un’analisi interna dei 107 report elaborati in tutta Italia dopo i tavoli territoriali di Nova, il percorso di partecipazione per raccogliere le priorità programmatiche lanciato alcuni mesi fa dallo stesso Conte. La domanda di partenza era: «Cosa deve fare il governo della coalizione progressista per migliorare la vita degli italiani?». Da questo documento, che rielabora dati che si possono consultare online nel sito del M5S dedicato a Nova 2026, emerge che la tassazione dei grandi patrimoni compare nel 57% del totale dei tavoli e risulta la proposta concreta più citata in assoluto. Supera perfino il no al riarmo, la pace, le politiche per la transizione energetica, la digitalizzazione e lo stop ai condoni.

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Con una trasversalità geografica: è in cima alle priorità, infatti, in 19 aree geografiche su 20, insieme a dichiarazioni di principio come la necessità di un fisco progressivo e del contrasto all’evasione. Nel gruppo di Bologna, per fare un esempio, si legge che «è stata avanzata la proposta di intervenire sui grandi patrimoni, anche attraverso una maggiore imposizione fiscale sulle persone piu? ricche, senza escludere l’ipotesi di una patrimoniale». Ma lo stesso si legge da Nord a Sud.

Un orientamento confermato da un sondaggio dell’Istituto Piepoli, commissionato da Agorà: il 72% degli elettori del M5S sarebbe favorevole a una tassa sui patrimoni sopra i 2 milioni di euro. Addirittura una soglia più bassa di quella proposta da Chiara Appendino che, allineandosi alla proposta Oxfam, proponeva di tassare i patrimoni sopra i 5 milioni, suggerendo di chiamarla millionaire tax, in quanto l’obiettivo sarebbe di chiedere un contributo ai grandi ricchi. E dire che Conte, come si ricorda nello stesso Movimento, nel 2025 aveva sposato la proposta di Oxfam. Un anno dopo, però, ha cambiato idea.

Complice l’avvicinarsi delle elezioni, delle possibili primarie del centrosinistra, e della possibilità concreta (almeno secondo i sondaggi) di battere Elly Schlein ai gazebo e conquistare la candidatura a premier del centrosinistra, il Conte barricadero si è fatto più istituzionale. La strategia è chiara: per puntare a Palazzo Chigi occorre correggere l’immagine di un leader decisamente spostato a sinistra, ritagliandosi la figura di una personalità capace di parlare a tutti. A sinistra, ma anche al centro. Più leader di coalizione, adatto a governare il Paese. «Quando ero al governo», ha detto pochi giorni fa a Repubblica, «ho iniziato a studiarla (la patrimoniale, n.d.r.) poi l’ho buttata via perché era insostenibile».

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Aggiungendo che «il dibattito sta diventando molto ideologico. La Svezia e la Danimarca l’hanno abolita. Nel 2018 anche la Francia e così anche molti altri Paesi». Paradossalmente si è collocato più a destra di Elly Schlein che, invece, suscitando molte polemiche, aveva ribadito la necessità di tassare i grandi patrimoni.

Con Conte si è schierato Stefano Patuanelli, che ha spiegato come «la patrimoniale è uno strumento tecnicamente sbagliato, non capisco quale sia il senso politico di lanciarla in un dibattito che diventa subito inevitabilmente aspro». Ma non la pensa così Appendino, ex sindaca di Torino, leadership emergente nel Movimento, che da tempo ne ha fatto una bandiera e che non intende mollare: «Surreale non è il fatto di parlarne oggi, ma il non dare seguito agli emendamenti che proprio noi abbiamo presentato nel corso degli anni in favore di una tassa sui multimilionari per rifinanziare il reddito di cittadinanza, la sanità e Transizione 4.0. E trovo surreale, questo sì, ignorare una richiesta che arriva forte e chiara dai nostri territori e dal lavoro che stiamo facendo con Nova. Faccio fatica a capire perché dovrebbe essere un errore perfino discutere di un contributo chiesto a una ristrettissima élite di super Paperoni». Una proposta, quella di tassare i grandi patrimoni, sostenuta anche da Alleanza Verdi e Sinistra.

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Il problema, fin qui forse sottovalutato dallo stesso Conte, è che la base degli iscritti del M5S è più a sinistra delle svolte ideate dall’abilità tattica del leader. La cartina di tornasole è la patrimoniale, dove la base ha chiaramente messo in chiaro di pensarla come Appendino e Schlein. Diverso, forse, è il discorso se si guarda all’elettorato attuale e potenziale del M5S, molto meno ideologico e, forse, più disponibile a seguire Conte in un ritorno su terreni vicini alla destra o al centro. Ma Nova è il processo a cui è legato al programma.

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