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Vannacci, un gran casino: il partito è già spaccato in due

di Fabio Rubinisabato 4 luglio 2026
Vannacci, un gran casino: il partito è già spaccato in due

3' di lettura

Per provare a descrivere il caos che regna all’interno di Futuro nazionale dobbiamo partire da quella che è diventata, nel bene e nel male, la città simbolo dei vannacciani: Vigevano, in provincia di Pavia, dove alle ultime elezioni l’unico candidato in tutta Italia “benedetto” dall’ex generale, è riuscito a prendere il 14% (bottino poi dilapidarlo con un incomprensibile appello a votare scheda bianca al ballottaggio, boicottato dagli elettori). Ebbene qui, in quella che molti osservatori descrivono come la culla del vannaccismo, ad oggi si contano almeno tre Comitati di Futuro nazionale: ognuno con la propria squadra, il proprio programma e le proprie battaglie che - dettaglio non secondario - non così raramente confliggono tra loro. Il tutto nel tentativo spasmodico di risultare più vannacciani di Vannacci stesso. E il caso Vigevano non è certo isolato. Anzi.

Lo schema organizzativo del partito, raccontano dall’interno, è stato pensato per essere orizzontale: dare spazio a tutti affinché nessuno conti nulla. Nessuna organizzazione verticistica. E chi se l’aspettava dalla due giorni romana del mese scorso è rimasto deluso. A Vannacci, del resto, conviene così: lui è il one man show alla Beppe Grillo dei VaffaDay. Finché tira la figura del generale tira anche il partito. A dimostrazione di questo anche ieri il sondaggio di YouTrend per SkyTg24 lo dava al 6,4% in crescita di mezzo punto percentuale.

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FUTURO O PASSATO?

Dopo mesi di promesse e di ammiccamenti, però, qualcosa in Futuro nazionale sembra essersi inceppato. A far saltare il banco l’ingresso copioso di personaggi discutibili e discussi appartenenti all’estrema destra. Anzi, per dirlo con le parole di un esponente della destra, «quelli che sono andati da Vannacci sono i nostri scarti». E così le tesi piuttosto estreme dell’ideologo Gasperini e di altri personaggi iniziano a creare dubbi alla parte più moderata del partito. Quelli, cioè, che avevano visto in Vannacci un reale fattore di cambiamento e non l’ennesimo “carro” sul quale far salire mezze figure e professionisti del riciclo politico.

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A creare disagio sono poi le tesi sempre più estreme di alcuni esponenti. E qualche scivolone di troppo dello stesso Vannacci, che a furia di girare come una trottola da Nord a Sud rischia di finire in burnout. La sparata contro il femminicidio, o quella di qualche giorno prima sul ruolo delle donne nella nostra società (a casa a curare i figli e il focolare domestico, per lasciare liberi posti di lavoro agli uomini), o ancora il libretto del lavoro dai 14 anni in su, rischiano si scavalcare il paradosso e sfociare in una visione Ottocentesca della nostra società, di cui francamente non si sente il bisogno. Soprattutto a destra. E così quello che doveva diventare il contenitore delle varie sfumature della destra, da quella federalista a quella sociale, financo un po’ nostalgica, rischia di trasformarsi in un partito d’avanspettacolo, che più che guardare al “futuro nazionale” rischia di avere come orizzonte un più realistico “trapassato nazionale”. E non è un caso che inizino a girare voci su vannacciani della prima ora, quelli che volevano raddrizzare il “mondo al contrario”, pronti a mollare l’ex generale, delusi dalla poca sostanza politica e dall’eccessivo culto della personalità.

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Anche sui temi portati avanti il rischio è piuttosto evidente. Le parole d’ordine dell’ex generale e di alcuni suoi sodali sono quelle che la Lega usava già trenta o quarant’anni fa. E così fa sorridere sentire il deputato ex salviniano, Rossano Sasso, spiegare alla maggioranza che «il centrodestra ci copia» sulla ricognizione voluta da Valditara in tema di islamizzazione scolastica. Forse Sasso non lo sa, ma questa battaglia la Lega la portava avanti quando lui era ancora un giovane educatore nei convitti del barese. Altro che copiare!