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Giuseppe Conte non risponde al telefono: farsa grillina, FdI all'attacco

di Pietro Senaldigiovedì 9 luglio 2026
Giuseppe Conte non risponde al telefono: farsa grillina, FdI all'attacco

3' di lettura

Prima ci ha imbavagliati tutti con le mascherine e poteva parlare solo lui. Abusava del diritto con comunicazioni anche alle due di notte. Ora che siamo tutti a labbra libere, si è tappato la bocca.

Giuseppe Conte è impegnato da settimane in uno slalom sfiancante per evitare di essere ascoltato dalla commissiona parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, di cui fa parte. Fratelli d’Italia vuole sentire l’ex premier, tuttavia convocarlo sarebbe irrituale finché egli non si dimette dall’organismo, perché altrimenti reciterebbe sia il ruolo di inquisitore sia quello di testimone.

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A Giuseppi piace la doppia parte in commedia, ma stavolta non sarebbe il caso. Se volesse davvero parlare, il leader grillino non avrebbe che da lasciare la commissione, come già hanno fatto altri parlamentari prima di lui. D’altronde, poiché ha partecipato a meno di dieci sedute sulle oltre 140 che ci sono state finora, non si capisce cosa ci stia a fare. Probabilmente solo per rallentare i lavori, visto che una delle sue rare comparsate è avvenuta proprio questa settimana, quando Conte si è presentato, con tutta l’opposizione a ranghi compatti, per votare contro la delega a magistratura e Guardia di Finanza per ulteriori supplementi d’indagine. «È uno strappo alla Costituzione autorizzare interrogatori di semplici cittadini in uffici di polizia senza la presenza dei parlamentari», ha tuonato il grande latitante, spacciando per un attentato alla democrazia una cosa che si è sempre fatta e che accade tutti i giorni che Dio manda in terra.

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SPALLE AL MURO

Con le spalle quasi al muro a causa delle deposizioni di chi si è invece fatto sentire, il leader grillino ha agito in tre fasi per prender tempo. Prima ha detto che non lasciava perché non aveva la garanzia che poi sarebbe potuto rientrare in Commissione, cosa che in realtà dipende dal suo gruppo parlamentare, che egli controlla completamente. Non si è mai visto infatti che i presidenti delle Camere non controfirmino le richieste dei partiti su chi deve rappresentarli nella suddetta istituzione.
Ottenuta la scontata assicurazione da Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana che non si sarebbero opposti alla richiesta di M5S, l’avvocato ha iniziato il balletto delle date: ditemi quando e il giorno prima mi rendo tecnicamente disponibile.

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LE DICHIARAZIONI

Fdi per un po’ c’è cascata, sostenendo di non poter calendarizzare l’audizione fino a dimissioni formalizzate. Poi, quando Conte ha dichiarato pubblicamente che non vedeva l’ora di essere ascoltato, di essere “in attesa di comunicazioni” ma che non gli davano la data, gli uffici della Commissione hanno preso il telefono in mano e l’hanno cercato più volte. E qui è scattata la terza fase della latitanza. L’ex premier non si è fatto trovare. Ha risposto per lui la segreteria grillina, chiedendo di comunicare le possibili date al presidente. Detto, fatto: lunedì, martedì mattina e giovedì pomeriggio dell’ultima settimana di luglio e della prima di agosto, perché l’audizione non può essere in contemporanea con i lavori parlamentari e prima ci sono altri incontri calendarizzati. «Faremo sapere», è stata la più classica delle repliche. «Se rispondesse al telefono anziché fare post, eviterebbe figuracce», ha commentato il presidente della Commissione, Marco Lisei (Fdi).

Ma cosa teme davvero Giuseppi? Innanzitutto che l’audizione non si risolva in un paio d’ore ma di doversi sottoporre a diverse sedute. Sono parecchi infatti gli interrogativi emersi dai lavori della commissione a cui sarà probabilmente chiamato a dare risposta. Perché ha dichiarato che l’Italia era prontissima all’arrivo del virus quando non avevamo neppure un piano pandemico?

Questa potrebbe essere la prima. Com’è possibile che non abbia vigilato sul più gigantesco appalto all’estero mai dato dall’Italia: un miliardo e duecento milioni in mascherine a uno sconosciuto consorzio cinese? Perché le abbiamo pagate il quadruplo, come segnalato dalla Guardia di Finanza, e abbiamo continuato a importarle anche dopo che le Dogane avevano detto che il materiale era scadente e inefficace? Perché abbiamo continuato a lasciare a casa le persone sulla base del risultato di tamponi non validati dallo Spallanzani, l’Istituto per le Malattie Infettive? Questo e altro, se vossia si toglie la mascherina, prende in mano la cornetta e ci apre l’agenda...

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