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Legge elettorale, una pioggia di "meteore": Conte trema

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venerdì 17 luglio 2026
Legge elettorale, una pioggia di "meteore": Conte trema

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A chi gioverebbe l'introduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale? Ne parla il politologo Salvatore Vassallo sul Giorno: "È lecito dubitare che tutti coloro i quali ne invocano la reintroduzione vogliano davvero ottenerla - scrive sul quotidiano -. La convenienza dipende dalla struttura organizzativa dei partiti e dalle caratteristiche dei loro elettorati, che rendono più o meno gestibile la competizione intestina il giorno del voto". In quest'ottica andrebbe letta, a suo dire, la decisione di Fratelli d’Italia, unico tra i maggiori partiti, di votare sia la mediazione costruita nel centrodestra sia l’emendamento Vannacci. "FdI - spiega l'esperto - ha un gruppo dirigente coeso, controllato dall’alto, fatto di luogotenenti di Giorgia Meloni ben insediati nei rispettivi territori, in larga parte fiduciosi di vedere confermato il proprio ruolo anche nella sfida delle preferenze".

Il ribaltone sulle preferenze al Senato, invece, non sarebbe una buona notizia per il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, che "ha un gruppo dirigente in via di strutturazione - sottolinea Vassallo -. Con le preferenze, rischierebbe di ritrovarsi, come ai tempi delle 'parlamentarie', esposto all’ingresso, magari per una manciata di voti, di meteore, di figure eccentriche e imprevedibili". Passando al Pd, poi, l'esperto fa notare che "il profilo dei candidati con più chance di vittoria è ben noto: amministratori locali, volti mediaticamente noti, esponenti di riconoscibili aree interne, con propri circuiti di consenso, non sempre allineati con la segretaria, Elly Schlein, che invece punta comprensibilmente a cambiare la classe dirigente, a creare un gruppo parlamentare a sua immagine, come già fatto con gli organismi dirigenti nazionali del partito".

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Per il politologo, dunque, la critica alle preferenze "rischia di apparire ipocrita, soprattutto se si considera che i leader dell’opposizione avrebbero potuto mettere in seria difficoltà la maggioranza promuovendo – ed eventualmente votando insieme a partiti di governo, come hanno fatto riguardo al voto dei fuori sede – un emendamento che ne imponesse la reintroduzione, e invece lo hanno ritirato".

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