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Matteo Lepore, le critiche dietro le quinte nel Pd: per lui si mette male

mercoledì 22 luglio 2026
Matteo Lepore, le critiche dietro le quinte nel Pd: per lui si mette male

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Nonostante la linea ufficiale del Pd sia quella di difendere Matteo Lepore dopo gli scontri avvenuti a Bologna, nel partito emergono anche critiche e dubbi sulla gestione della vicenda. Il punto, come riporta ilCorriere, più contestato riguarda la decisione del sindaco di convocare il presidio istituzionale in un clima già molto teso: una scelta che, secondo diversi esponenti dem, soprattutto dell'area riformista, ha aumentato il rischio di infiltrazioni da parte degli autonomi e di un'escalation di violenza. Nessuno lo dice apertamente, ma molti parlamentari, dietro l'anonimato, parlano di un'iniziativa comprensibile nelle intenzioni ma politicamente azzardata.

Le perplessità emergono anche nelle dichiarazioni pubbliche. Lia Quartapelle riconosce un errore nella gestione della piazza, pur difendendo la decisione di organizzare il presidio. Graziano Delrio descrive il dilemma che attraversa il Pd: promuovere una manifestazione significa esporsi al rischio di infiltrazioni violente, ma non farla avrebbe dato l'impressione di disinteressarsi della vicenda. Un ragionamento che riflette il disagio interno e lascia intendere che, col senno di poi, il bilancio tra opportunità e rischi non sia del tutto positivo.

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Accanto a queste critiche, il gruppo dirigente continua però a fare quadrato attorno al sindaco. Elly Schlein respinge gli attacchi della destra, attribuisce le responsabilità delle violenze agli antagonisti e ribadisce che lo Stato deve fare piena luce sulla vicenda. Anche Michele De Pascale, Giorgio Gori, Stefano Bonaccini e altri amministratori escludono responsabilità dirette di Lepore, sostenendo che gli scontri si sarebbero verificati comunque. Tuttavia, proprio il fatto che all'interno del Pd si discuta apertamente dell'opportunità del presidio mostra che la linea del sindaco non convince tutti e continua ad alimentare un evidente disagio nel partito.

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