"L'idea di far passare Bologna, da sempre simbolo di democrazia e dialogo, come una città divisiva e violenta, è folle": l'ex presidente del Consiglio Romano Prodi lo ha detto in un'intervista al Quotidiano Nazionale, riferendosi agli scontri tra attivisti e poliziotti alla manifestazione organizzata per chiedere "verità e giustizia" sulla morte di Abderrahim Fakir, il 43enne marocchino morto durante un controllo di polizia al Pilastro domenica scorsa. La piazza era stata convocata dal sindaco dem Matteo Lepore, su cui molti hanno poi puntato il dito, accusandolo di non essersi preso alcuna responsabilità dopo la devastazione della città.
Parlando proprio delle richieste di dimissioni del primo cittadino, Prodi ha detto che Lepore "sarebbe stato attaccato anche senza il presidio". E poi ha aggiunto: "Ricordiamoci che a Bologna ci sono state due manifestazioni totalmente diverse e isolate tra di loro. I violenti hanno fatto una loro dimostrazione che non c'entra nulla con la città. Chi ha messo a ferro e fuoco la città? Si deve trovare una risposta e mi auguro che le identificazioni consentano al più presto di capire la matrice degli scontri". Stando alle sue parole, non c'entrerebbero nulla con gli scontri e le violenze gli antagonisti di sinistra, i collettivi e i centri sociali.
L'ex premier, poi, ha espresso la sua opinione anche sul caso del gioielliere Mario Roggero, condannato a 14 anni e 9 mesi di carcere per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l'assalto al suo negozio nel 2021. Secondo Prodi, al momento non ci sarebbe la necessità di intervenire sulla legittima difesa, come invece sostiene il centrodestra. "La legittima difesa è stata riformata di recente per volontà della Lega e i magistrati del caso Roggero hanno applicato rigorosamente le regole. Diventa difficile, a queste condizioni, dire che ci sia stata una valutazione sbagliata. Difficile anche sostenere che serva subito un'altra legge".




