"I diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono una cosa molto seria": inizia così il video registrato e pubblicato su Instagram da Ilaria Salis, di cui nelle scorse ore si è parlato per la condanna a risarcire oltre 300mila euro per aver licenziato due suoi collaboratori “senza giusta causa”. "Di fronte alle notizie spesso imparziali o incomplete che circolano in queste ore, ci tengo a fare chiarezza - ha proseguito l'europarlamentare di Avs -. Con molta trasparenza, voglio raccontarvi come sono andate realmente le cose e rispondere alle domande che molte persone comprensibilmente e giustamente mi stanno rivolgendo. Ai diffamatori invece voglio ricordare che non ci sarà nessuna tolleranza verso strumentalizzazioni o mistificazioni della vicenda".
La Salis, poi, è scesa nel dettaglio della vicenda: "Perché sono stata condannata per aver interrotto il rapporto di collaborazione con due assistenti? La risposta si trova nella sentenza di primo grado. Per un motivo molto semplice: non ero presente in aula e non certo per mia scelta. In processi di questo tipo, infatti, spetta sempre al datore di lavoro dimostrare la giusta causa, io però non ho potuto farlo perché ero incolpevolmente assente. Non si tratta di una sentenza definitiva e quando ne sono stata informata, mesi dopo, ho presentato alla Corte d'Appello un ricorso di più di 100 pagine che contiene tutta la ricostruzione dell'accaduto e la documentazione che non ho potuto presentare al processo di primo grado. Nel frattempo la Corte d'Appello ha sospeso l'efficacia esecutiva della sentenza e ora ho fiducia che il processo d'appello possa fare piena chiarezza sulla vicenda".
Ilaria Salis condannata, bordata di Fratoianni: "Per noi questo è un punto fermo"
"Per Alleanza Verdi e Sinistra il rispetto delle sentenze della magistratura, e a maggior ragione dei diritti dei l...Il tentativo di giustificarsi, poi, è andato avanti: "Durante il processo non ero presente in aula ma non certo per mia scelta. Non c'ero perché non ero mai stata informata dell'udienza. Non sapevo nemmeno che fosse stato avviato un procedimento nei miei confronti. In questo tipo di processi, è la controparte che deve attivarsi per notificare gli atti, cosa che sostanzialmente non è avvenuta, infatti hanno scelto di farmi notificare l'atto dall'ufficiale giudiziario alla mia residenza in Italia e la notifica non mi è mai arrivata. Questo primo tentativo di notifica non è andato bene e allora, invece di inviarmi una pec o di contattarmi ai miei recapiti istituzionali che avevano utilizzato più volte per comunicare con me, hanno deciso di utilizzare la procedura per gli irreperibili. Non vi pare assurdo che un'eurodeputata, un personaggio pubblico, sia considerata come se fosse irreperibile?".




