«Chi sfrutta, paga salari indegni o non garantisce condizioni di lavoro sicure non deve ricevere un solo euro di denaro pubblico». Chissà se Ilaria Salis, leggendo Libero, si farà qualche esame di coscienza. Ché se la paladina dei diritti degli ultimi ha fatto quello che sostiene il Tribunale del lavoro di Milano che l’ha condannata a pagare 300mila euro - e cioè aver licenziato due collaboratori senza giusta causa - beh, allora, altro che questione morale. Qui, in ballo, c’è tutta l’ipocrisia della sinistra, sempre pronta a impartire stucchevoli lezioncine di etica, senza però curarsi di agire di conseguenza.
E allora ecco un breve riassunto delle dichiarazioni dell’europarlamentare di Avs. Il 25 marzo scorso, al Parlamento europeo, Salis si segnala per un intervento a favore dei lavoratori sottopagati. «Altro che “i migranti di qua, i migranti di là”: la vera emergenza sicurezza in Italia e in Europa è il carovita» strepita in Aula la (presunta) picchiatrice di fascisti ungheresi. Per questo, dunque, bisogna «rendere più stringente la direttiva europea sul salario minimo, imponendo anche l’adeguamento automatico dei salari all’inflazione» e «fissare un tetto» agli affitti e ai prezzi dei «generi di prima necessità».
Ilaria Salis, "collaboratori licenziati senza giusta causa": condannata a risarcire 300mila euro
Clamoroso. Paradossale: Ilaria Salis, la "paladina" dei diritti, Sua Signora delle occupazioni nel nome della ...Qualche tempo prima, era il 12 novembre 2025, Salis pubblica una foto sui social che la ritrae in ascensore, commentando: «Quanto sarebbe bello lavorare quattro giorni invece di cinque?». Il post è sommerso dalle pernacchie. A Salis, per rispondere alle accuse di essere una scansafatiche, tocca tirare in ballo «le economie avanzate», dove persino «molti liberisti» sono a favore di una riduzione dell’orario di lavoro. «In Italia, invece» scrive l’eurodeputata, «restiamo ostaggio di questi oscurantisti fascistoidi che difendono padroni e padroncini del capitalismo straccione made in Italy». E poi il gran finale: «Un sistema sempre più fondato sull’iper-sfruttamento della forza -lavoro e su un’economia a bassissimo valore aggiunto, sempre meno sul benessere e la creatività dei lavoratori. Un sistema retrogrado che, infatti, condanna milioni di giovani ad emigrare». Vi ricorda qualcuno?
Sempre su questa polemica, l’8 novembre, Salis si difendeva sostenendo di aver sempre lavorato nella sua vita. Piagnucolando, ovviamente, per i sacrifici fatti. «Prima che imbastiscano l’ennesima narrazione tossica» scriveva, «voglio chiarire una cosa: io nella mia vita ho sempre lavorato. E sì, come milioni di persone, ho conosciuto soprattutto lavori precari, sfruttati e malpagati».




