Quando parlano tra di loro, i capibastone, i big, quelli che con esperienza, quelli che si vantano di capire la politica e di aver chiaro lo scenario, la chiamano «la ragazza». Come dire: l’inesperta, una arrivata dove è per una serie fortunata di eventi. Diciamo le cose come stanno: pensavano, quelli della sua stessa maggioranza, quelli che l’hanno sostenuta all’inizio o sono saliti sul carro di Elly Schlein, di poterla usare, forti della loro esperienza e di una auto-asserita capacità di capire la politica. Donna, giovane. Uguale: malleabile. Ci chiederà consiglio e noi glielo daremo. È il classico pregiudizio maschilista, quello che verrebbe definito, da un esperto, un giudizio “svalutante”.
Il fatto sorprendente è che è fortissimo anche a sinistra, se non addirittura più che a destra. E ne sta facendo le spese anche la prima donna segretario del primo partito del centrosinistra. Lo ha accennato, in un colloquio con Il Foglio, l’ultimo vero comunista, Ugo Sposetti, un uomo che ha vissuto da protagonista altre stagioni, ma che ha mantenuto l’onestà intellettuale di chi ha dato la vita per un ideale. Uno che la Ditta la conosce come nessun altro. E le è anche affezionato.
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«Non spegni il sole se gli spari addosso», andiamo a pescare nella discografia degli Assalti Frontali, cos&i...Ma proprio per questo, come farebbe un padre con un figlio, non nasconde le storture. «Contro di lei c’è del maschilismo», ha detto, squarciando un velo di ipocrisia, a tutti noto. Perché la verità, che si ammette nel Pd a microfoni spenti e che è ben chiara al giro stretto della segretaria, è che gran parte della diffidenza che c’è su Schlein come candidata premier, gran parte dei dubbi e dei ragionamenti che si fanno su di lei, compreso il modo per convincerla a fare un passo indietro, a rinunciare alla corsa per Palazzo Chigi, nascono da un pregiudizio sessista: siccome è giovane ed è donna, non ce la può fare.
Il fatto che queste riflessioni si facciano a sinistra è doppiamente paradossale, visto che le battaglie sulla parità di genere, sui diritti civili, sulle rivendicazioni della comunità Lgbtq, sono parte fondante del Dna del centrosinistra e del Pd. E la segreteria è proprio un concentrato di quelle categorie che il Pd, ufficialmente, difende: le donne, gli omosessuali, i giovani. Eppure è proprio quando le idee diventano realtà, che scatta il cortocircuito.
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Ha scelto le 17, Elena Ethel detta Elly, per illustrare il suo “Piano Caldo”, qualsiasi cosa sia. Render&agr...La cosa curiosa è che questi pregiudizi sono soprattutto nella maggioranza di Schlein. «Pensavano di usarla», spiega un dem, «e invece sì sono trovati emarginati, mal tollerati, non consultati». Possibile che decida per suo conto, con la sua testa? Non solo. «Le imputano di non avere senso del partito, della sua storia, delle dinamiche». Di non capire come funziona la macchina del partito, di essere un’improvvisata. La verità, si dice tra i dem, è che quando Schlein se ne è uscita accusando di avere contro l’establishment, pensava soprattutto a loro, a quelli della sua maggioranza. Ai padri nobili, agli ex ministri, agli ex segretari, ex tutto ma ancora decisi a dettare la rotta.
Chi ha sempre denunciato l’esistenza di un maschilismo trasversale, ben radicato anche a sinistra, è Paola Concia, ex parlamentare del Pd, ora in Spazio Pubblico, la nuova formazione fondata da Pina Picierno. Dice a Libero: «Il maschilismo è equamente distribuito tra le forze politiche, nessuno ne è escluso. La sinistra non ne è affatto esente e si vede con Schlein, perché a sinistra non sopportano le donne che non sono portavoce degli uomini. Le portavoce dei maschi sono assolutamente ben accette. Ma non sopportano le donne libere e di potere, autonome dalle leadership maschili. Schlein, che è una donna di potere, viene continuamente messa in discussione per questo semplice motivo. Non vi fate ingannare dai femministi di sinistra (dai femministi in genere)». Concia punta il dito anche su un’altra contraddizione: «A sinistra amano tanto descrivere le donne come vittime, che esistono naturalmente, ed è giusto combattere la violenza sulle donne, sia chiaro, cosa che faccio da una vita». Ma attenzione, dice, perché a volte «è un modo per farle sentire sottomesse e sempre bisognose di tutele». Non a caso «quelle che si vogliono emancipare dalla tutela dei maschi sono malviste. Per me», conclude Concia, «la grande sfida è liberare le donne dalle tutele». Tutele dai mariti, ma anche dai big, dai capibastone, da quelli che la sanno lunga. Schlein ci sta provando. E, per questo, paga.




