Ora anche il Pd scarica Sigfrido Ranucci. La difesa senza se e senza ma del conduttore di Report non sembra più essere la linea dominante. Crescono i dubbi, distinguo e soprattutto silenzi sul suo legame con Lavitola. Il clima nel partito è pesante, c’è un “imbarazzo” ormai sempre più difficile da nascondere.
La posizione più netta, si legge sul Corriere della Sera, arriva da Luigi Zanda, ex-capogruppo del Pd al Senato. Secondo Zanda, le vicende che accostano Ranucci a Valter Lavitola “sono fatti gravi che vanno chiariti per il bene della trasmissione di inchiesta”. Per questo, il giornalista dovrebbe fare un passo indietro dalla conduzione di Report, così da tutelare anche la Rai. “Credo che una sospensione dal suo ruolo di primo piano possa aiutare”, sostiene Zanda.
"Sai cosa ti dico Sigfrido?": il video di Esposito che umilia Ranucci
Stefano Esposito, ex senatore Pd, impartisce una lezione di stile a Sigfrido Ranucci. E lo fa con un video condiviso anc...La questione, secondo l’ex capogruppo, riguarda una serie di elementi ancora da chiarire: un attentato, intercettazioni, ammissioni di responsabilità davanti agli inquirenti e un progetto politico che avrebbe riguardato lo stesso Ranucci. Anche l’ipotesi di un progetto Ranucci premier viene liquidata senza mezzi termini: “La politica è una cosa seria”.
Ora il Pd va in Europa per attaccare il governo sul caso Ranucci
A sinistra hanno un talento naturale per la fisica quantistica applicata alla politica: riescono a vivere contemporaneam...Nel partito, però, non tutti intendono spingersi così avanti. Sandro Ruotolo rivendica una linea precisa: attendere la magistratura e difendere Report. E respinge l’idea che Elly Schlein sia scomparsa dalla scena politica: “Nessuna fuga. È banalmente Ferragosto”. Il malumore emerge anche sul post nel quale Ranucci aveva accostato il proprio nome a quello di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Aldo Moro e Piersanti Mattarella. Un riferimento che ha provocato reazioni molto dure. Pietro Grasso osserva che “ci sarà sempre chi userà quei nomi per farsi scudo”. Giuseppe Ayala definisce l’accostamento “semplicemente incommentabile”. Luciano Violante, invece, ricorda che Moro, Mattarella, Falcone e Borsellino “non sarebbero andati a cena con Lavitola”. Anche il presidente dell’Anm, Giuseppe Tango, interviene sul caso: Falcone e Borsellino, dice, sono “figure eccezionali” e usarne i nomi per sostenere altre battaglie “è sempre sbagliato”. Nel Pd intanto la difesa di Ranucci non è più compatta. E la crepa, stavolta, è ben visibile sul muro.




