Quando Giorgia Meloni suonò la campanella come prima donna premier nella storia della Repubblica Italiana, il coro dei disfattisti fu unanime nel preconizzare l’imminente catastrofe. Era il 22 ottobre 2022. Il mondo, dopo due anni di pandemia, era appena entrato in una fase di guerra perenne e la politica italiana era investita da una sfiducia istituzionale che aveva portato al governo di larghe intese di Mario Draghi. Meloni sorrideva, ma sapeva che i trespoli erano pieni di gufi perché era fin troppo facile scommettere contro chi avrebbe raccolto quel testimone. Figurarsi lei, l’underdog. La chiamavano “borgatara”, invece era una predestinata. A quattro anni di distanza quei presagi di sventura sono stati demoliti. Il suo governo non solo ha tenuto, ma è diventato ufficialmente il più longevo della storia della nostra Nazione. Domani, nel grande evento celebrativo di Bari, Meloni snocciolerà insieme a Maurizio Lupi una parte dei risultati raggiunti dall’esecutivo. Perché sono parecchi. I vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani dovrebbero intervenire in collegamento.
OCCUPAZIONE
Il dato più rilevante sul piano socio-economico riguarda il mercato del lavoro. Tra novembre 2022 e luglio 2026 gli occupati sono passati da 23,252 milioni a 24,370 milioni: +1,118 milioni di lavoratori, pari al +4,8%. Il tasso di occupazione ha raggiunto il massimo storico del 63,2%, mentre la disoccupazione è scesa dal 7,8% di fine 2022 al 5,8%, con quella giovanile ridotta di quasi 4,5 punti percentuali, al 18,9%. Sul piano generale, la portata di questo dato si riflette non soltanto nel numero assoluto degli occupati, ma anche nella qualità dell’impiego e nella riduzione della platea dei senza lavoro. Ancora più significativo è il carattere strutturale dell’espansione. Gli occupati a tempo indeterminato sono saliti da 15,250 milioni a 16,583 milioni (+8,7%), cioè 1,333 milioni di contratti stabili in più, mentre il lavoro a termine si è ridotto di mezzo milione di unità. Nel quadriennio il tasso di occupazione femminile è passato dal 51,6% al 54,5%. A sostegno del trend, l’estensione dell’indennizzo per il congedo parentale dal 30% all’80% della retribuzione per tre mesi entro i primi sei anni del bambino e il potenziamento del “Bonus Mamme”, passato da 40 a 60 euro mensili dal 2026 per lavoratrici con almeno due figli e Isee entro 40mila euro. Seconda grande direttrice è quella che concerne fiscalità e potere d’acquisto. La rimodulazione dell’Irpef da quattro a tre scaglioni ha comportato una riduzione del prelievo fiscal-contributivo per oltre 21 miliardi. La prima aliquota è scesa dal 25% al 23% fino a 28.000 euro e quella per la fascia 28.000-50.000 dal 35% al 33%. Gli impatti sulle retribuzioni nette, di conseguenza, sono differenziati in base al reddito e alla composizione familiare, con il combinarsi del taglio delle aliquote, delle detrazioni e delle misure di decontribuzione. Secondo le simulazioni ministeriali, un single con 26.000 euro lordi beneficia di 203 euro netti mensili in più (2.434 annui); per una madre lavoratrice con due figli e 30.000 euro di reddito l’effetto combinato di detrazioni e decontribuzioni arriva fino a 970 euro al mese (11.646 annui). Nel pubblico impiego, lo sblocco e il rinnovo dei Ccnl hanno prodotto incrementi medi mensili di +380 euro nella sanità, +412 per i docenti, +310 nelle funzioni centrali e +300 nel comparto Difesa e sicurezza. L’insieme degli interventi si inserisce in un quadro in cui il rischio di povertà o esclusione sociale è diminuito dell’1,8% tra 2022 e 2025, raggiungendo il livello più basso delle serie storiche. Un’analisi rigorosa non può prescindere poi dai mercati finanziari e dai saldi macroeconomici. Lo spread Btp-Bund, indicatore della rischiosità del debito sovrano, è sceso dai 233 punti base del 21 ottobre 2022 a meno di 80, con un calo del 65,6%. Nello stesso periodo il deficit/Pil è passato dall’8,1% del 2022 al 3,1% del 2025. Particolarmente significativo il riallineamento con la Francia: i rendimenti dei Btp decennali sono scesi sotto quelli delle Oat francesi, circostanza che non si verificava dal marzo 2004. I restanti settori dell’azione amministrativa restituiscono un quadro altrettanto fitto di numeri. Sul fronte della sicurezza si registrano 45.000 nuove assunzioni nelle forze dell’ordine e oltre 4.000 operazioni ad “Alto Impatto”, con più di un milione di persone controllate. Il tasso di omicidi è diminuito del 40% rispetto al 2014.
CRIMINALITÀ
Il contrasto alla criminalità organizzata ha portato alla cattura di 108 latitanti di massima pericolosità, tra cui Matteo Messina Denaro, Giuseppe Piromalli e Pasquale Bonavota, a 278 maxi-operazioni giudiziarie, 4.177 arresti e al sequestro o confisca di circa 18.000 beni riconducibili alle mafie. E sui tanto chiacchierati flussi migratori, nei primi sette mesi del 2026 si registrano circa 16.000 arrivi via mare, l’80% in meno rispetto allo stesso periodo del 2023, a fronte di 5.620 rimpatri forzati o accompagnati. Aumenta anche la spesa sanitaria: le risorse del Fondo Sanitario Nazionale sono passate dai 126 miliardi del 2022 ai circa 143 miliardi stanziati per il 2026 (+13,49%). Sul commercio estero, le esportazioni italiane hanno raggiunto 643 miliardi di euro nel 2025, consentendo alla bilancia commerciale di passare da un deficit di 34 miliardi nel 2022 a un attivo di 50,7 miliardi nel 2025. Un saldo che fotografa il ribaltamento rispetto alla situazione di partenza e accompagna il miglioramento degli altri indicatori macroeconomici. Infine il turismo ha chiuso il 2025 con 535,5 milioni di presenze e 160,7 milioni di arrivi, arrivando a incidere per il 13% sul Pil nazionale. Di fronte a questa montagna di cifre incontrovertibili, alla sinistra di un’opposizione orfana di argomenti non rimane che fare l’unica cosa che le riesce ancora benissimo: continuare a gufare mentre il Paese reale va avanti e macina record.




