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Movimento 17 ottobre, nelle chat dell’odio rosso offese sessiste a Meloni

di Simone Di Meogiovedì 22 ottobre 2026
Movimento 17 ottobre, nelle chat dell’odio rosso offese sessiste a Meloni

3' di lettura

Si entra nelle chat della rivoluzione e si finisce nel sottoscala del più becero antagonismo, dove la politica si prende a parolacce, i ministri diventano bersagli da insultare e qualcuno sogna persino di vedere Palazzo Chigi in fiamme. È il mondo sotterraneo dei gruppi Telegram, tra rabbia sociale, fantasie di rivolta e odio per il governo. Qui Giorgia Meloni è «sta cogliona», il suo esecutivo diventa il «governo Melonistein». E quando le offese non bastano più, spunta chi propone di giustiziare i politici in piazza. Il viaggio comincia nelle conversazioni del Fronte Rivoluzionario Italiano, nato sull’onda della cosiddetta Rivoluzione d’Agosto. Qui si discute di contanti, banche, scioperi fiscali e mobilitazione popolare. Poi, tra una proposta e l’altra, partono gli improperi. E la presidente del Consiglio diventa uno dei bersagli preferiti. Moka parla della «farsata a Bari della Meloni».

Rick1199 definisce Forza Italia e Fratelli d’Italia «quelle merde». Bac se la prende con «la casta politica» e «quei cani al guinzaglio». Jess sbotta contro «sti politici di merda». Davis attacca «questi fascisti di merda». La lista si allunga scorrendo indietro i messaggi. Piè scrive che «i politici in Italia fanno tutti cagare» e liquida destra e sinistra come «tutta una merda». Spa De, furioso per le scadenze fiscali, li chiama «sti bastardi!». Alessio parla di «vecchi ignoranti, criminali e approfittatori». Illomba sostiene che la classe politica sia «una associazione a delinquere». Per babydr4co_ i governanti sono «zerbini degli Usa», mentre chi occupa il potere appartiene a una «Casta di 50enni analfabeti funzionali».

E ancora: Bsf se la prende con i politici «fannulloni» e con «quei rincoglioniti analfabeti dei fascisti». Daenerys, parlando del Parlamento, sostiene che «ci entri solo se sei un mafioso o raccomandato». Sempre nelle chat del Fronte Rivoluzionario Italiano, il primo agosto un partecipante domanda: «Quand’è che bruciamo palazzo Chigi?». Il 9 agosto, rincara: «La classe politica italiana va presa e giustiziata in piazza». E subito dopo: «Dal primo all’ultimo». Viola scrive che i politici «devono crepare tutti». Un altro utente arriva a invocare l’uccisione dei «mafiosi del governo». Il 2 ottobre, nelle stesse conversazioni, la discussione si sposta sull’uso della forza.

Daenerys scrive: «Se vuoi usare la forza dai vai al Quirinale là davanti... non per strada a spaccare macchine o vetrine di altre persone come noi!!! poi ti raggiungo». Fine della carrellata? Macché, ci sono ancora le chat del Movimento 17 ottobre, legate alle mobilitazioni di protesta di Milano e Bologna. Cambiano le conversazioni e i partecipanti, non la durezza del linguaggio. Qui Giorgia Meloni viene insultata come «nana bagascia nazista demmerda, lei e quegli stronzi dei polimerda». Il suo esecutivo diventa il «governo fascista», il «governo ladro». L’elenco continua: «Romaaa dobbiamo distruggere, dobbiamo far fuori i politici», si legge in uno dei messaggi. In un altro compare l’auspicio di «una bomba a Montecitorio».

Non manca nemmeno chi alza il tiro contro le forze dell’ordine. Qualcuno annuncia: «Sabato brucia la questura». Un altro rilancia: «Spacchiamo le questure e agenzie dell’entrate». C’è persino chi arriva a evocare il sequestro di un poliziotto, la sua mutilazione e la vendita delle parti del corpo. La rabbia, almeno a parole, non risparmia nemmeno negozi, banche e intere città. «Spacchiamo tutto, ci saranno un botto di vetri e robe in giro», scrive un partecipante. E ancora: «Como va distrutta insieme», mentre un altro sostiene che «spaccare le banche è giusto». La promessa di nuove devastazioni arriva con una frase che lascia poco spazio alle interpretazioni: «È solo l’inizio e faremo di peggio». A colpire però è soprattutto la disinvoltura con cui certe frasi vengono affidate alle chat, tra proclami rivoluzionari e inviti alla devastazione. Davvero non si rendono conto di quel che scrivono? E se queste frasi fossero, da sole, sufficienti a innescare il “trigger” della rivolta? D’altronde, il gip Fabrizio Filice lo scrive chiaramente nell’ordinanza di arresto di 5 ragazzi fermati sabato scorso: «È evidente, dal proseguire del battage via social per convocare altre proteste nei prossimi fine settimana, che è in atto un preciso progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico, che conta proprio sulla spontanea partecipazione di molti giovani che [...] trovandosi in quella situazione di sfogo collettivo di rabbia e violenza, perdono completamente il controllo dei propri impulsi e diventano a propria volta attori violenti e antisociali». Diventano zombie.