Il provvedimento «in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile» varato martedì dal Consiglio dei ministri potrebbe arricchirsi di una nuova norma: quella che vieta l’uso dei social network ai minori.
È prevista, per chi ha meno di 15 anni, nella proposta di legge presentata da Lavinia Mennuni (Fdi) e Marianna Madia (Iv). La stessa Mennuni spiega che, «visto il ruolo che hanno avuto i social sui minorenni» nelle devastazioni dello scorso fine settimana, «è sempre più necessario» introdurre questo divieto. Lo si potrà fare approvando quella proposta oppure inserendolo, «con un emendamento, nel “decreto sicurezza” che andrà in aula».
Nel testo sottoposto al parlamento la soglia potrebbe essere fissata a 14 anni. Su questo concorda anche Giorgia Meloni, che si è detta «non contraria» a una simile proibizione. Non è materia di cui si occuperà il governo, comunque. «Credo che spetti al parlamento valutare se riprendere il lavoro fatto sul divieto di social ai minori di 14 anni», ha detto la premier a Repubblica.
ARRIVA L’EMENDAMENTO
Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera ed esponente di Fdi, è già operativo. Nel corso dell’iter parlamentare del decreto, ha annunciato, «presenteremo un emendamento per introdurre il divieto di accesso ai social per i minori, recuperando i contenuti della legge promossa da Mennuni-Madia».
Il testo è atteso oggi al Quirinale. Ieri sera era al vaglio della Ragioneria generale dello Stato, incaricata di validare le coperture. Operazione che si annuncia veloce, al pari della firma di Sergio Mattarella. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale entreranno in vigore le norme appena approvate, pronte per essere applicate se le proteste annunciate per questo fine settimana dovessero degenerare.
Carlo Nordio, intanto, è tornato sul provvedimento, durante il question time alla Camera. Nel testo approvato dal governo, ha sottolineato, «non c’è soltanto l’inasprimento delle pene», ma anche «un sistema di presa d’atto di comportamenti che, dal punto di vista giuridico, erano sprovvisti di tutela penale». Il riferimento è al nuovo reato di violenza organizzata durante le manifestazioni: chi, in un gruppo di cinque persone o più, usa bastoni, mazze, oggetti contundenti o esplosivi, rischia fino a 5 anni di reclusione e 20mila euro di multa, oltre alle possibili aggravanti. Per chi organizza o promuove il gruppo di teppisti, anche attraverso le piattaforme social, la pena può arrivare a 12 anni.
Avendo letto «alcune imperfezioni» sui giornali, il ministro della Giustizia ha voluto precisare che l’imputabilità per i minori resta «fissa tra i 14 e i 18 anni». A cambiare è l’onere della prova, perché ora il minore si presume imputabile «fino a prova contraria», anche se il giudice potrà accertare, «caso per caso, se la capacità di intendere e di volere esiste».
Tutto questo, ha proseguito Nordio, lo si fa seguendo due direzioni. Una è la rieducazione, perché un minore che esce dal carcere senza essere stato rieducato rischia di tornare a delinquere. L’altra è «l’aspetto repressivo, che è necessario, perché il crimine deve essere punito, altrimenti lo Stato perde la sua credibilità». Il guardasigilli ha anche espresso alle forze dell’ordine una solidarietà «incondizionata, intera e soprattutto affettuosa».
Al ministro per i Rapporti con il parlamento, Luca Ciriani, il compito di replicare alle accuse di Azione, secondo cui il governo avrebbe sottovalutato i pericoli delle manifestazioni dello scorso fine settimana. A Milano, ha ricordato l’esponente di Fdi, «il dispositivo di sicurezza era stato accuratamente predisposto», tant’è che sabato e domenica «sono stati complessivamente impiegati più di mille operatori, inclusa la Polizia locale, e sono stati accompagnati in questura 343 soggetti, di cui 48 sono stati arrestati e 50 denunciati».
LA RICHIESTA DI MATTARELLA
Sul rapporto tra i giovani e le altre generazioni è intervenuto Mattarella, nel discorso alla cerimonia di consegna delle insegne ai Cavalieri del Lavoro. Nei giorni scorsi il capo dello Stato aveva espresso «piena solidarietà» alle forze dell’ordine; ieri, senza tornare sulle proteste, ha detto che «la società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione». Per questo ha chiesto alle istituzioni strategie capaci di «farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione».




