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Avs vuole ripescare pure il compagno Vendola

di Daniela Mastromatteilunedì 26 ottobre 2026
Avs vuole ripescare pure il compagno Vendola

2' di lettura

La sinistra è talmente proiettata nel futuro che, per trovare un candidato, deve tornare al 1992. È l’anno in cui Nichi Vendola entrò per la prima volta alla Camera. Oggi Avs potrebbe riproporlo per il Senato. Il rinnovamento, da quelle parti, funziona come certe trasmissioni televisive: quando manca un’idea, parte una replica. Secondo Repubblica, nella formazione di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si ragiona sull’ex governatore come possibile capolista a Palazzo Madama in Puglia. L’obiettivo sarebbe conquistare due seggi alle prossime Politiche, uno alla Camera e uno al Senato. Insomma, il partito che parla continuamente di giovani, cambiamento, nuova società, transizione ecologica e trasformazione del modello di sviluppo, quando deve scegliere qualcuno con l’obiettivo di portare voti torna a un signore entrato a Montecitorio quando il premier era Giuliano Amato, Internet un oggetto per specialisti e Giorgia Meloni aveva quindici anni.

E non è neppure la prima volta. Nel 2023, dopo un lungo periodo lontano dalla prima linea per fare il papà, il fondatore di Sel è stato eletto presidente di Sinistra italiana, e due anni dopo Avs l’ha fortemente voluto alle Regionali pugliesi al punto da provocare uno scontro con Antonio Decaro, che non gradiva nelle liste la presenza degli ex governatori Vendola e Michele Emiliano. Ma Fratoianni e Bonelli difesero il loro uomo e Nichi fu candidato addirittura in più circoscrizioni. Il risultato, però, non è stato esattamente la marcia trionfale del popolo progressista: Avs non è riuscita a eleggere nessun consigliere regionale. Se il ritorno di Vendola non è bastato per entrare in Consiglio regionale, si può sempre tentare di mandarlo al Senato. È una specie di economia circolare applicata alla politica: a sinistra non si butta via niente. Il problema, naturalmente, non è l’età di Vendola.

A 68 anni si può tornare in Parlamento benissimo. Il problema è che un partito ossessionato dal rinnovamento sembra incapace di produrre una classe dirigente che non abbia bisogno di essere accompagnata dai reduci delle stagioni precedenti. Nichi, candidato alle primarie del centrosinistra nel 2012, è stato indubbiamente uno dei politici più riconoscibili della Seconda Repubblica, abilissimo nel trasformare un comizio in una seduta poetica collettiva: fabbriche, speranze, arcobaleni, diritti, ultimi, desideri. Poi è arrivato il figlio Tobia, avuto nel 2016 con il compagno Ed Testa attraverso gestazione per altri negli Stati Uniti. Il poeta della sinistra ha raccontato pubblicamente la propria paternità e per gli anni successivi di essersi dedicato molto alla famiglia. La sua storia legata alla maternità surrogata è stata inevitabilmente al centro di dibattiti per l’incoerenza che i suoi avversari gli hanno contestato: la sua (e dei compagni) è sempre stata una posizione anticapitalista che ha denunciato per anni la mercificazione del corpo e della vita. È il solito cortocircuito che la sinistra risolve con grande semplicità: se riguarda gli altri è una contraddizione; se riguarda uno dei propri, diventa complessità.