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Campo largo, il sondaggio è una mazzata: cosa pensa il 45% dei loro elettori

di Edda Guerrinimartedì 3 novembre 2026
Campo largo, il sondaggio è una mazzata: cosa pensa il 45% dei loro elettori

3' di lettura

«Magari avessimo un Kimi Antonelli!», si è lasciato andare Goffredo Bettini, ospite di Un Giorno da Pecora, su Radio 1, parlando delle gioie e dei dolori della coalizione di centrosinistra. Un’uscita che rende bene gli umori che attraversano il campo largo. Gli stessi che hanno trovato conferma in un sondaggio di Only Numbers, società di Alessandra Ghisleri, secondo cui il 45,5% dei sostenitori del Pd non considera la coalizione «unita e coesa». Gli sforzi per invertire queste impressioni ci sono: il vertice online di venerdì, la decisione di fare una manifestazione insieme a dicembre, le date di massima concordate per programma e primarie, i punti programmatici che (Ucraina a parte), si dice, sono in gran parte definiti. Ci siamo, dicono tutti. Eppure in tanti potrebbero sottoscrivere le parole di Bettini: avercene uno come Kimi Antonelli.

Che, tradotto, altro non è se non il rammarico per una soluzione diversa da quella che si prospetta. Lo immagina uno così nel centrosinistra?, chiedono sempre a Bettini. «Ecco, quello poteva essere un terzo nome», ha risposto con una battuta. Battuta mica tanto, se alla domanda sulle primarie sempre Bettini ha risposto che «sarebbe stato meglio non fossero» in competizione «i due segretari», perché «è uno scontro che crea lacerazione», «un danno». Sarebbe stato meglio «convergere su una personalità, ne abbiamo tante. Bersani? Lo stimo moltissimo». Oppure uno dei «bravissimi amministratori locali, come Gualtieri, Manfredi e il presidente della Puglia Antonio De Caro». E proprio il sindaco di Roma, Gualtieri, nelle ultime 24 ore ha spopolato con un video, diventato virale, insieme al sindaco di New York, Zohran Mamdani, volto emergente dei progressisti mondiali, che si è prestato a sponsorizzare il Teatro dell’Opera.

Tornando ai travagli del centrosinistra, Bettini ha confermato la difficoltà degli elettori del M5S a votare il Pd: «Sono più radicati ed anche un pochettino più settari». Ha difeso, però, la presenza di Renzi in coalizione: «Sta combattendo bene e ha fatto una scelta di campo», anche se «non rappresenta tutto l’insieme delle forze di centro». Intanto si è aggiunto un altro possibile alleato che non piace a tutti: Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista, a cui il Pd ha prestato un senatore per fare una componente parlamentare, così da dover raccogliere meno firme per presentarsi alle elezioni. Taruffi ha chiarito che non parteciperà alla discussione programmatica. Ma non ha escluso un’alleanza: «Vediamo, le elezioni sono più avanti». Il perimetro, del resto, non è l’unico nodo. A breve dovrebbero cominciare i tavoli per definire il programma. E ciascuno presenterà le sue priorità. Riccardo Magi,per esempio, ha già detto che +Europa, «porterà come punto programmatico la legalizzazione della cannabis». Saranno d’accordo nel Pd e tra i centristi? Ancora più delicata è la priorità che porterà Avs: la patrimoniale o meglio la tassa per i super ricchi. Tema che divide anche il M5S (Chiara Appendino da mesi ne fa una battaglia) e il Pd (la sinistra dem sarebbe a favore). Ma trova contrari i centristi. Anche su questo Taruffi ha lasciato le porte aperte: «Io penso che sarà una discussione che dovremo fare.

È chiaro che in questo Paese c’è un elemento di cui dobbiamo farci carico tutti e le manifestazioni di questi giorni lo dimostrano: c’è una questione sociale e salariale di straordinaria attualità a cui bisogna dare risposta e le risorse non si inventano, vanno in qualche modo recuperate». Fratoianni, invece, ne è certo: una tassa per i super ricchi nel programma del centrosinistra? «Dovrà esserci». Tornando alle primarie, sempre Fratoianni, a differenza di Bonelli, non ha escluso un candidato di Avs: «Se Avs parteciperà, avrà una sua candidatura». Per ora, in ogni caso, nessuno ancora sa sa quanti candidati ci saranno, anche perché non si sa quali siano le regole per partecipare. «Sarà una discussione che faremo nelle prossime settimane», ha assicurato ieri Taruffi, braccio destro di Elly Schlein. L’orientamento generale, però, è per una competizione con più candidati. E quindi a due turni. Perché, come ha detto Taruffi, «penso sia evidente che chi dovrà guidare dovrà avere alle spalle la legittimazione più ampia possibile». Intanto giovedì i leader del campo largo (in formato stretto) torneranno a trovarsi sullo stesso palco: quello della Cgil, al Teatro Brancaccio, per la due giorni in cui anche il sindacato proverà a dire la sua sul programma del centrosinistra.