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MECCANISMO D’AZIONE INTELLIGENTE

Effetto ipoglicemizzante e diuretico
di una cura innovativa per il diabete

16 Aprile 2015

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Professor Sesti, è vero che il diabete ha numeri da non sottovalutare? Sono in aumento?
In Italia i diabetici sono almeno 3,5 milioni, a cui si aggiungono quelle persone, quasi 1 milione, che convivono con il diabete senza saperlo. Si tratta di numeri in aumento e le cause di questo incremento possono derivare da alcuni stili di vita tipici della società contemporanea, come le cattive abitudini alimentari e la sedentarietà. Il diabete può essere quindi considerata una malattia del ‘benessere’. L’incidenza della malattia è in aumento anche per l’allungamento della vita media. Il diabete, soprattutto quello di tipo 2, tende a manifestarsi più frequentemente dopo i 60-70 anni, quando l’invecchiamento dei tessuti determina, tra l’altro, una ridotta produzione di insulina e un minor consumo di energia, contribuendo ad alterare il metabolismo del glucosio.

L’aumento del diabete nella popolazione può derivare dagli stili di vita contemporanea, in particolare per il diabete di tipo 2. Qual è invece il corretto comportamento da tenere per prevenirlo?
Uno stile di vita attivo e un’alimentazione sana rappresentano la migliore prevenzione e, in generale, delle buone norme da rispettare per il trattamento del diabete, sia nella fase iniziale sia durante l’intero corso della malattia. Fare movimento, magari associando attività aerobica e quella anaerobica, e praticare attività fisica, non necessariamente agonistica, già da più piccoli, costituiscono delle buone abitudini per la prevenzione e il trattamento del diabete. Molta attenzione deve essere dedicata all’alimentazione, limitando il più possibile i cibi troppo grassi e calorici: qui la dieta mediterranea, avendo effetti positivi sulla salute sia nel breve che nel lungo periodo, rimane la via migliore da seguire.

Nel panorama terapeutico si è affacciata una nuova classe di farmaci. In che cosa consiste questa novità terapeutica?
La nuova classe di farmaci, gli inibitori del co-trasportatore di sodio-glucosio 2 (SGTL2), ha un meccanismo peculiare a livello renale. Inibisce, infatti, il co-trasportatore sodio-glucosio 2, che è responsabile di circa il 90% del riassorbimento del glucosio dall’urina al circolo sanguigno. La nuova classe di farmaci, bloccando questo co-trasportatore, fa sì che più glucosio insieme al sodio siano eliminati con le urine, con un effetto ipoglicemizzante (riduzione della glicemia nell’organismo) associato anche a un effetto diuretico.

Grazie a questi nuovi farmaci, i reni assumono quindi una nuova importanza nel trattamento del diabete. In che modo?
Non c’è dubbio che, per comprendere meglio la portata innovativa di questa classe di farmaci, è importante capire il ruolo dei reni nella glicemia. L’organismo ha sviluppato, per risparmiare al massimo glucosio e energia, alcuni meccanismi. A livello del rene, ad esempio, esiste un sistema che riassorbe il glucosio presente nelle urine per evitare di disperderlo. Questo meccanismo ha però un limite, oltre il quale finisce per saturarsi, come accade, ad esempio, quando un bicchiere viene riempito d’acqua fino all’orlo inizia a tracimare. Superata la soglia di escrezione renale di 180-200 mg/dl di glucosio, il rene non è più in grado di riassorbire il glucosio che è eliminato nelle urine. Il rene ha quindi un ruolo di primissimo piano nel metabolismo del glucosio e contribuisce al mantenimento dello stato energetico dell’organismo. Nel soggetto diabetico quest’azione di riassorbimento del glucosio non aiuta a mantenere un buon controllo metabolico. La ricerca farmacologica si è quindi concentrata nel cercare di bloccare questo meccanismo, cercando di far espellere il glucosio con le urine, riducendo così la capacità di riassorbimento. È come se le nuove molecole facessero ‘aprire il rubinetto rene’, permettendo l’eliminazione dello zucchero in eccesso e la riduzione della glicemia. È un meccanismo che sfrutta meccanismi fisiologici per abbassare la capacità di riassorbimento del glucosio da parte del rene con lo scopo di aumentare la perdita urinaria di glucosio.

Quali sono le prospettive di utilizzo di questi nuovi farmaci e in particolare di dapagliflozin?
Il meccanismo su cui si basa la nuova molecola, dapagliflozin, non interferisce con nessun altro dei farmaci adesso in uso, che hanno altri organi bersaglio completamente diversi. È quindi una terapia che, grazie alla sua peculiare modalità d’azione renale, può essere abbinata a tutte le attuali terapie, compresa quella insulinica, e in tutte le fasi della malattia. Personalmente ho potuto constatare in prima persona l’efficacia di dapagliflozin, essendo stato coinvolto come sperimentatore in alcuni studi clinici. Meccanismo d’azione intelligente, scarso rischio d’interazioni e flessibilità d’uso lo rendono un farmaco interessante da più punti di vista: guardiamo infatti con grande curiosità al suo utilizzo ad ampio spettro sulla popolazione diabetica. (FLAVIA MARINCOLA)

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