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GILEAD SCIENCES

Week of service: volontariato
in favore di chi ne ha bisogno

Un’iniziativa di Gilead Sciences che vede coinvolti oltre 11mila dipendenti e collaboratori che fino al prossimo venerdì dedicheranno parte della giornata lavorativa al sostegno di associazioni del settore no profit

19 Giugno 2019

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Week of service: volontariatoin favore di chi ne ha bisogno

Una settimana di volontariato d’impresa al fianco di persone in difficoltà. Per il terzo anno consecutivo Gilead Sciences, l’azienda farmaceutica californiana, si impegna in tutto il mondo con il progetto ‘Week of service’, nella settimana della sua fondazione avvenuta nel giugno del 1987. Un’iniziativa che vede coinvolti oltre 11mila dipendenti e collaboratori che fino al prossimo venerdì dedicheranno parte della giornata lavorativa al sostegno di associazioni del settore no profit. In Italia saranno 200 i dipendenti che nei prossimi giorni potranno donare il proprio tempo a strutture associative della penisola. Mentre i dipendenti che lavorano sul territorio collaboreranno con singole realtà locali, i dipendenti della sede di Milano saranno a fianco dell’Associazione CAF Onlus, Centro di Aiuto ai Minori e alle Famiglie in crisi.

“Siamo davvero orgogliosi di questa iniziativa che rappresenta un esempio concreto di quanto Gilead creda nell’impegno a favore delle comunità di cui fa parte - afferma Valentino Confalone, vice president e general manager di Gilead Sciences Italia. Siamo presenti in oltre 35 paesi nel mondo e riteniamo di dover dare il nostro contributo per ridurre le disparità e le discriminazioni sociali, sostenendo la diffusione di valori come collaborazione, inclusione e solidarietà. L’ampia adesione dei dipendenti italiani a questa iniziativa è peraltro la conferma di quanto sia profondamente condiviso il ruolo sociale che Gilead deve avere all’interno della collettività”. I dipendenti sul territorio si dedicheranno a organizzazioni di volontariato inserite all’interno delle realtà dove quotidianamente si trovano ad operare. Metteranno a disposizione tempo e competenze per fornire un sostegno concreto a chi si occupa di gestire queste strutture e a chi ne beneficia direttamente, dagli anziani ai minori, a chi vive condizioni di disagio economico e sociale.

L’Associazione Caf Onlus, il primo centro italiano dedicato all’accoglienza, alla terapia e allo studio del maltrattamento infantile e dell’abuso. In questi anni ha accolto e curato oltre 1000 minori allontanati dal proprio nucleo familiare con l’obiettivo di spezzare la catena silenziosa che spesso trasforma i minori vittime di violenza in adulti altrettanto violenti. I dipendenti di Gilead si organizzeranno in gruppi e presteranno servizio in due dei centri gestiti dall’Associazione con sei turni di volontariato. Ognuno potrà mettere a disposizione dell’Associazione le proprie competenze e aiutare così i volontari nella loro attività quotidiana, per esempio riordinando i locali utilizzati dai bambini del centro, aiutando nella manutenzione dei giardini e delle piante, cucendo i vestiti di cui i bambini hanno bisogno e molto altro ancora. L’obiettivo è quello di contribuire a mantenere l’ambiente dove vivono i piccoli armonioso e sereno.

Sono sempre di più le aziende che attivano percorsi per coinvolgere i propri dipendenti in missioni di alto contenuto sociale. La Fondazione Sodalitas ne ha censite oltre 100 nella sua fotografia delle best practice ‘Volontariato d’impresa: l’esperienza delle aziende in Italia’ (2018). Realtà di piccole o grandi dimensioni che appartengono a diversi settori economici, per un totale di circa 200mila dipendenti coinvolti. Tra queste,il 61 per cento ha promosso attività di volontariato d’impresa da almeno 5 anni: in un caso su tre si tratta di PMI (il 36 per cento delle aziende conta meno di 250 dipendenti e il 19 per cento meno di 50). Il volontariato d’impresa è uno strumento di sviluppo sostenibile attraverso il quale le aziende manifestano la propria sensibilità verso la responsabilità sociale, rafforzando anche la propria immagine sul mercato. Tra i motivi che spingono i datori di lavoro a intraprendere questo percorso sociale, infatti, si registra quello di contribuire a sostenere progetti di enti non profit e organizzazioni di origine comunitaria (64 per cento dei casi), di sviluppare reti sociali locali (34 per cento), di favorire la visibilità e consolidare la reputazione dell’azienda (49 per cento). Fare del bene, poi, fa anche bene. Le aziende intervistate hanno dichiarato che questa esperienza consente di avere una forza lavoro motivata e coesa (47 per cento) e lo sviluppo delle risorse umane (14 per cento). (ANNA CAPASSO)

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