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ALTERNATIVE AL FUMO

Sigarette elettroniche: si o no?
Il dibattito al Meeting di Rimini

Scienziati e clinici si sono riuniti per discutere un tema importante ma spinoso: e-cig e tabacco riscaldato presentano davvero meno rischi rispetto alle classiche bionde o si tratta solo di un ‘danno modificato’?

23 Settembre 2019

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Sigarette elettroniche: si o no?Il dibattito al Meeting di Rimini

Si è da poco chiuso il Meeting di Rimini, manifestazione che quest’anno è giunta alla quarantesima edizione con un numero di presenze da record, che arriva a quasi toccare il milione di partecipanti. Come di consueto ha trovato spazio anche l’approfondimento di temi dedicati alla salute, e tra questi un approfondimento sul fumo, o meglio sulle recenti alternative alle tradizionali bionde. Un dibattito meritevole di grande attenzione, perché ancora oggi sono tante le ‘zone grigie’ sulle quali sarebbe opportuno fare chiarezza per la salute degli italiani e in particolare per quegli 11 milioni di fumatori che da soli costituiscono il 22 per cento della popolazione. Obiettivo dell’incontro è stato quello di chiarire come ottenere risultati tangibili nella lotta al fumo- anche a partire dai centri anti-fumo - e come funzionano le principali tecnologie alternative al fumo, come e-cig e prodotti a tabacco riscaldato.

Il casus belli. Il caso dei sei decessi sinora avvenuti a seguito di malattia polmonare, su circa 450 possibili casi di malattia polmonare, segnalati negli Usa in persone che utilizzavano sigarette elettroniche ha richiamato l’attenzione pubblica mondiale su questi sistemi a rischio ridotto e ai potenziali rischi per la salute dei cosiddetti ‘svapatori’. E’ fondamentale però inquadrare queste notizie nel giusto contesto, anche sulla base di evidenze scientifiche, per verificarne il reale significato e consentire di avere un’informazione completa e accurata. Mai si era registrato un caso simile, prova del fatto che ciò che sta succedendo in America sia legato ad un uso improprio delle sigarette elettroniche o a partite contraffatte comprate nel mercato nero, ipotesi sui cui le autorità sanitarie statunitensi stanno indagando. Molti dei campioni testati dagli Stati o dalla Food and drug administration (Fda) nell'ambito di questa indagine in corso, sono stati identificati come prodotti da svapo contenenti tetraidrocannabinolo - o Thc, un componente psicoattivo della pianta di marijuana - e, inoltre, la maggior parte di quei campioni con Thc testato conteneva anche quantità significative di acetato di vitamina E. L’acetato di vitamina E è una sostanza presente nei prodotti di consumo topici o negli integratori alimentari, ma le conoscenze degli effetti scatenati dopo la sua inalazione sono limitate.Sebbene la Fda non disponga attualmente di dati sufficienti per concludere che sia l’acetato di vitamina E l’effettiva causa delle lesioni polmonari di questi casi, si ritiene che sia prudente evitare di inalare questa sostanza. Poiché i consumatori non possono essere certi della presenza di acetato di vitamina E nei prodotti da svapo contenti Thc, sono stati invitati ad evitare l'acquisto

Quale soluzione? Proibire le sigarette elettroniche, come anche in Italia si sta pensando di fare, quando neanche le sigarette lo sono, vuol dire ignorare le evidenze scientifiche e sociali oggi in nostro possesso: dall’incontro di Rimini – dal titolo ‘Nicotina o combustione: prove scientifiche o fake news?’ e promosso da Philip Morris Italia con Philip Morris International (Pmi) science – è infatti emersa una certezza: le alternative al fumo di nuova generazione, quali sigarette elettroniche e i dispositivi a tabacco riscaldato, hanno il grandissimo vantaggio di eliminare i danni prodotti dalla combustione di tabacco e carta, che sprigiona oltre 4 mila sostanze tossiche o potenzialmente tali, ed è da ritenersi la causa principale dei danni da fumo. Tuttavia, la nicotina - che accomuna molti nuovi dispositivi e le sigarette tout court – non è priva di rischi e causa dipendenza. Smettere e non iniziare di fumare e svapare è l’unico modo per eliminare totalmente il danno alla salute. Su questo non ci sono discussioni. Come comunicare ai cittadini questo complesso sistema di pro e di contro? “Il nostro paese purtroppo non eccelle nelle politiche anti fumo – afferma Roberto Boffi, Istituto nazionale dei tumori di Milano, responsabile della pneumologia e direttore del Centro antifumo – basti pensare che gli ex fumatori in Italia sono all’incirca la metà dei fumatori, mentre in Inghilterra gli ex fumatori sono addirittura il doppio dei tabagisti! Lungi da me fare il Savonarola, ma in questo contesto l’uso delle sigarette elettroniche o di prodotti a tabacco riscaldato non è pacifico, perché anche i nuovi prodotti sprigionano sostanze tossiche (come la formaldeide) seppure in misura contenuta. Insomma potrebbe trattarsi solo di un danno ‘modificato’. È verissimo che si abbattono i danni provocati dalla combustione, ma non disponiamo di studi che escludano del tutto altre tipologie di danno. Sarebbe fondamentale l’adozione da parte dello Stato di strategie antifumo efficaci (come un aumento dei prezzi delle sigaretti), che se perseguite possano rendere validi gli approcci di harm reduction con prodotti di nuova generazione”.

Solo per fumatori. Smettere di fumare con l’aiuto di e-cig e tabacco riscaldato sembra una via perseguibile a molti tabagisti incalliti. Questi prodotti  possono giocare un ruolo nella lotta al fumo? Ad oggi il paziente fumatore ha chiare le alternative migliori per abbandonare le sigarette? “Ci sono paesi che utilizzano questi prodotti per incentivare l’abbandono delle sigarette da parte di grande fumatori- spiega Umberto Tirelli, oncologo e direttore della clinica Tirelli Medical Group di Pordenone – bisogna tenere conto della necessità di aiutare le persone che con le proprie forze non riescono a smettere di fumare. A mio avviso le sigarette elettroniche costituiscono un ottimo mezzo per ridurre il danno, perché dobbiamo ricordare che la nicotina non causa tumori, è la combustione che lo fa. E questo è un punto importante”. La necessità di maggiori e più dettagliate informazioni è un’esigenza condivisa anche dai cittadini italiani, recentemente chiamati a rispondere a un sondaggio condotto da Povaddo, istituto di ricerca indipendente, per conto di Philip Morris International. Il sondaggio, condotto dal 24 aprile al 6 maggio 2019, ha raccolto un totale di 16.099 interviste online di adulti di età compresa tra 21 e 74 anni, in 13 paesi del mondo, di cui 1.233 persone rappresentative della popolazione generale, oltre a un campione aggiuntivo comprensivo di 350 fumatori adulti e 100 ex-fumatori adulti che sono passati a prodotti alternativi senza fumo in Italia. Da qui emerge che l’87 per cento degli intervistati concorda sulla necessità di maggiori e più trasparenti informazioni sui prodotti senza fumo, e solo il 17 per cento dei fumatori – sorvegliati speciali all’interno del campione – ritiene di avere tutte le informazioni necessarie.

Attenzione ai giovanissimi. Bisogna spingere i consumatori a proteggere sé stessi, sottolineando che dovrebbero evitare di acquistare prodotti da 'svapo' di qualsiasi tipo per strada, astenersi dall'utilizzare olio di Thc o aggiungere sostanze ai prodotti acquistati nei negozi. È importante poi contrastare la diffusione di questi prodotti tra i giovani, come si è cercato di fare per le sigarette convenzionali. L’uso delle e-cig andrebbe in ogni caso riservato a chi fuma le classiche bionde e non riesce o non vuole smettere. Attenzione dunque ai giovanissimi. Claudio Cricelli, medico di medicina generale e presidente Società italiana di medicina generale (Simg), rileva come “questi nuovi prodotti tecnologici presentano innegabilmente rischi ridotti, ma non sono una panacea. Il rischio è che quest’alternativa possa essere vista dai giovani come una moda, una tendenza. Questo è un pericolo perché gli adolescenti spesso iniziano con le e-cig per poi passare alle sigarette”. (MATILDE SCUDERI)

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