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BRITISH MEDICAL JOURNAL

Sui filtri delle sigarette
la più mortale delle frodi

Bandire le sigarette col filtro, inquinanti per l’ambiente e nocive per la salute. I filtri inquinano come i piatti di plastica e le cannucce e non proteggono i polmoni dalle sostanze cancerogene contenute nelle sigarette

3 Novembre 2019

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Sui filtri delle sigarette la più mortale delle frodi

Mentre in Italia si polemizza sulla ‘microtassa’ su cartine e filtri delle sigarette ‘fai da te’, il mondo sta finalmente prendendo coscienza del danno enorme prodotto dalla plastica all’ambiente e le autorità di vari Paesi si stanno dunque affannando a prendere provvedimenti. L’Unione Europea ad esempio vieterà l’uso di vari oggetti di plastica usa e getta (piatti, posate, cannucce, ecc.) a partire dal 2021. Tuttavia, affermano Thomas E. Novotny e colleghi della London School of Hygiene and Tropical Medicine (Londra, GB), in un editoriale pubblicato su British Medical Journal, nessuno si è ancora preoccupato di arginare una delle principali cause di inquinamento da plastica e cioè dei mozziconi delle sigarette, contenenti filtri in plastica non biodegradabile (acetato di cellulosa).

Ma i filtri delle sigarette proteggono davvero? I filtri delle sigarette hanno fatto la loro comparsa agli inizi degli anni ’50. Subito sono stati proposti dall’industria del tabacco come uno ‘strumento’ per ridurre i danni del fumo, che in quegli anni la comunità scientifica aveva cominciato a stigmatizzare. L’idea era che filtri potessero assorbire una parte del ‘catrame’ contenuto nelle sigarette e implicato nel cancro del polmone. “Ma i filtri delle sigarette – tuona Novotny – sono stati la più mortale frode nella storia della civiltà umana. Non filtrano proprio niente. E negli USA ogni anno sono circa 400 mila persone che muoiono per aver fumato sigarette con il filtro”. Ma allora, quei filtri che diventano marroncini quando si fuma non bloccano le sostanze nocive contenute nelle sigarette? Sembrerebbe proprio di no e quel che è peggio è che la questione sarebbe nota da tempo. Claude Teague, un chimico che lavorava per la RJ Reynolds, scoprì che a provocare quella colorazione marroncina nel filtro delle sigarette era l’alterazione del pH dell’acetato di cellulosa che si verifica quando la sigaretta viene fumata. Purtroppo, quella discolorazione induce la gente a pensare che il filtro stia appunto facendo il suo lavoro di evitare che le sostanze nocive arrivino a contatto con le vie aeree. Il chimico in questione, pur riconoscendo che l’imbrunimento del filtro non aveva nessun collegamento con la sua presunta funzione, consigliava allo stesso tempo di utilizzare questo ‘effetto visivo’ per pubblicizzare (e quindi aumentare le vendite) l’efficienza del filtro, aggiunto alle sigarette. Oltre all’inganno dell’effetto ‘ottico’ del filtro che diventa marrone (ma che non blocca le sostanze cancerogene contenute nelle sigarette), l’industria del tabacco è riuscita molto bene ad eludere l’attenzione del pubblico rispetto all’azione inquinante  dei filtri di sigaretta. Così, mentre la gente si scaglia contro le tonnellate di plastica prodotte dai rifiuti di McDonald’s o di Starbucks o contro i fluorocarburi dei tanti frigoriferi giunti a fine corsa, miliardi e miliardi di mozziconi di sigaretta continuano tranquillamente ad accumularsi lungo le strade, sui marciapiedi, per arrivare poi nei corsi d’acqua e al mare, nell’indifferenza generale. Insomma il filtro di acetato di cellulosa oltre ad essere uno scaltro strumento di marketing, senza nessun effetto protettivo sulla salute, è anche un potente inquinante. Ma nessuno sembra farci caso.

Cosa si può fare? Gli autori dell’editoriale pubblicato su BMJ sono molto realistici. Pensare di vietare la vendita delle sigarette col filtro, al momento appare solo proprio una pia illusione. Eppure, non è chiaro perché i filtri di plastica delle sigarette non siano contemplati tra le ambiziose misure proposte dalla Commissione Europea per affrontare il problema dei rifiuti marini provenienti da 10 prodotti di plastica monouso e dagli attrezzi di pesca abbandonati (EU’s Single-Use Plastics Directive).  Di certo i lobbisti dell’industria del tabacco si stanno dando un gran da fare per distogliere l’attenzione dai loro prodotti inquinanti e una spiegazione di questa ‘distrazione’ può dunque essere questa. Un vero peccato che i filtri delle sigarette siano stati esclusi dalla lista degli oggetti di plastica da vietare – commentano gli autori dell’editoriale – è un’occasione persa, anche di promuovere la salute tra i cittadini europei. L’epidemia delle sigarette resta infatti una delle principali cause di morte e di disabilità in tutto il mondo e proprio come la minaccia del riscaldamento globale, resterà in essere fintanto che le nazioni non si decidano ad implementare degli interventi innovativi al riguardo.

Crederci è il primo passo. Ma il primo passo è quello di credere che un giorno sarà possibile chiudere i giochi di morte del tabacco. A pensarci, in fondo non erano in tanti a credere che un giorno bar, ristoranti, discoteche e aerei sarebbero stati smoke-free. Come in pochi sarebbero stati disposti a scommettere che i pacchetti di sigarette sarebbero stati un giorno ricoperti delle immagini raccapriccianti di tutte le malattie causate dal fumo. Eppure è successo. Mettere al bando le sigarette col filtro non è una missione impossibile secondo i ricercatori londinesi e consentirebbe di prendere due piccioni con una fava: preservare la salute dei cittadini e proteggere l’ambiente, eliminando i miliardi di mozziconi che inquinano il mondo. (MARIA RITA MONTEBELLI)

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