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PREVENZIONE

Nel tumore del colon retto
lo screening ti salva la vita

Presentata in Senato ColOn Action! una campagna di sensibilizzazione all’importanza dello screening per il tumore del colon retto seconda causa di morte in Italia anche perché diagnosticato spesso in fase avanzata

22 Novembre 2019

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Nel tumore del colon rettolo screening ti salva la vita

Parte dal Senato ColOn Action!, una call to action dedicata alla prevenzione del tumore del colon retto, lanciata da Europa Colon Italia (una nuova associazione di medici e pazienti che aderisce a DICE, Digestive Cancer Europe), in collaborazione con l’Osservatorio Nazionale Screening e con il Gruppo Italiano Screening Colorettale (GISCoR), con il contributo non condizionante di Johnson& Johnson Medical. L’adesione agli screening può aiutare a salvare la vita delle persone con un cancro del colon, ma sono in molti ancora ad ignorarne l’importanza. Eppure il tumore del colon retto è la seconda causa di morte per tumore in Italia e in Europa. Lo scorso anno nel nostro Paese ci sono state 51.300 nuove diagnosi di tumore del colon e 1,8 milioni in tutto il mondo. Superare gli ostacoli che impediscono di migliorare l’assistenza delle persone con tumore del colon retto, aumentando allo stesso tempo il livello di consapevolezza del valore dello screening è compito di tutti, istituzioni, operatori sanitari, cittadini e associazioni pazienti.

Il tumore del colon-retto può essere prevenuto e trattato in maniera più efficace se individuato in stadio precoce; per questo è così importante sottoporsi allo screening. La diagnosi precoce può infatti modificare radicalmente la prognosi di questa patologia. La maggior parte dei tumori del colon-retto origina dai cosiddetti polipi, che sono delle lesioni precancerose. Riuscire ad individuarli prima che degenerino verso una forma maligna e rimuoverli il pi precocemente possibile è l’obiettivo primario dello screening. I pazienti nei quali il tumore del colon retto viene diagnosticato in fase precoce, hanno il 90 per cento di probabilità di sopravvivere alla malattia. Eppure, pur avendo a disposizione, peraltro in maniera gratuita, la possibilità di effettuare gli esami di screening, gli italiani continuano a ignorarlo.

“In l’Italia – rivela il dottor Claudio D’Amario, Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute - viene invitato ad eseguire lo screening il 76 per cento della popolazione target, con un’adesione al 42 per cento. Si tratta di un risultato largamente insoddisfacente, generato purtroppo soprattutto  dalla inadempienza delle regioni meridionali, che invitano meno del 45 per cento della propria popolazione, che poi aderisce all’invito per meno del 30 per cento. Al Nord, l’invito allo screening arriva  al 95-96 per cento della popolazione (stesse percentuali anche al centro), ma anche in questo caso l’adesione è del 50 percento (percentuale ritenuta tuttavia ‘accettabile’ dalle linea-guida europee)”.  “ColOn Action! – spiega Roberto Persiani, presidente di Europa Colon Italia e professore associato di Patologia speciale Chirurgica, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – è una richiesta di attenzione e di aiuto indirizzata alle istituzioni nazionali e comunitarie, circa la necessità di fare un passo avanti deciso nella lotta contro il cancro del colon-retto, garantendo una maggiore adesione ai programmi di screening, che sono offerti gratuitamente dal nostro servizio sanitario. Nell’ottica della sostenibilità del nostro sistema socio-sanitario, saranno inoltre necessari una compiuta implementazione di PDTA e Tumor Board dedicati alla presa in carico dei pazienti e il riconoscimento di centri specializzati per garantire equità, appropiatezza, precisione e qualità delle cure”.

A causa della scarsa adesione agli screening (problema non solo italiano, ma comune a tutta Europa), l’87 per cento dei pazienti riceve la diagnosi quando il tumore è già al secondo o al terzo stadio; solo il 13 per cento dei pazienti europei viene diagnosticato quando il tumore è ancora al primo al stadio (in Italia il 20 per cento). Se si riuscisse a portare la diagnosi di tumore al primo stadio dall’attuale 13 per cento al 50 per cento dei pazienti, questo consentirebbe di risparmiare ogni anno altri 130.000 decessi per questo tumore in Europa. L’incremento delle percentuali di diagnosi precoce in Europa potrebbe generare risparmi per le economie nazionali dell’ordine dei 3 miliardi di euro. Ma per arrivare a questo risultato – sostiene il dottor Marco Zappa, direttore Osservatorio Nazionale Screening (ONS) - è necessario implementare la diffusione dei programmi regionali, migliorare l’informazione e ridurre i tempi di attesa per l’esecuzione degli esami diagnostici successivi. La mancata copertura totale trova la sua ragion d’essere in una differente velocità delle regioni meridionali nell’implementazione e nella diffusione del programma: la Puglia lo ha attivato solo nel 2019, e in Calabria, Campania e Sardegna la copertura non supera il 50 per cento”.

Resta comunque il fatto che, nonostante le raccomandazioni emanate nel 2003 dal Consiglio dei Ministri della Salute europei, secondo le quali tutti i cittadini tra i 50 e 74 anni d’età (ma già a partire dai 40 anni se si ha un familiare di primo grado affetto dalla malattia) dovrebbero prendere parte ai programmi di screening colon rettale, in Europa la partecipazione continua ad essere molto bassa, con l’adesione di appena il 14 per cento della popolazione. L’obiettivo della copertura del 65 per cento sembra insomma ancora molto lontano. Ma ancor prima della mancata adesione, c’è il problema della copertura dei programmi, implementati al momento solo in Slovenia, Irlanda e Francia e appena partiti anche in altri 7 Stati membri, mentre in 5 sono ancora del tutto assenti. In 13 Paesi (tra i quali l’Italia) sono organizzati a livello regionale, con differenze da regione a regione nella modalità e nella popolazione target. L’esempio della Slovenia dimostra quale sia l’efficacia di uno screening che copra tutto il territorio nazionale; in questo Paese, la percentuale di diagnosi di tumori al primo stadio è passata dal 13 al 48 per cento.

Un’altra strategia altrettanto importante per ridurre il tasso di mortalità è l’adozione dei PDTA (Percorsi Diagnostico-Terapeutico Assistenziali) dedicati. Si tratta di un modello organizzativo citato a livello normativo per la prima volta vent’anni fa (DL 229/99), che tuttavia continua a trovare notevoli resistenze nella sua completa attuazione su tutto il territorio nazionale. “Gli aspetti organizzativi – sottolinea il professor Persiani - sono estremamente importanti al fine di migliorare la qualità della presa in carico e della cura dei pazienti. In questa prospettiva anche promuovere il lavoro dei centri specializzati e metterli a sistema sarà di estremo aiuto per garantire le cure migliori e meno invasive come la chirurgia laparoscopica, che rappresenta oggi uno strumento d’elezione per la qualità e la precisione dei trattamenti e per la sostenibilità del sistema salute”. “Il tumore del colon retto – ricorda la senatrice Maria Domenica Castellone, membro della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato –  è una neoplasia ad elevata incidenza, contro la quale abbiamo però armi potenti. Aderisco alla Call to Action di Europa Colon, augurandomi che la futura messa a sistema dei Registri Tumori possa fornire dati epidemiologici sempre più precisi, proprio per avere un quadro esaustivo della situazione e decidere quali azioni concrete intraprendere. La cultura della prevenzione primaria e secondaria deve far parte degli obiettivi fondamentali del nostro Paese”. (MARIA RITA MONTEBELLI)

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