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Coronavirus, l'esperta a Libero: "Non è dimostrato che l'Avigan faccia bene. Ha solo gravissimi effetti collaterali"

Melania Rizzoli
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«In Giappone abbiamo sconfitto il Coronavirus e salvato milioni di vite umane grazie all' Avigan, un farmaco antinfluenzale capace di bloccare la malattia se somministrato in tempo». Il video del farmacista romano Cristiano Aresu, postato su Facebook e che ha fatto il giro delle reti in tutto il mondo, racconta di un medicinale venduto nelle farmacie nipponiche, capace di bloccare il progredire dell' infezione virale nel 91% dei casi se somministrato ai primi sintomi della malattia, in quanto in grado di far scomparire la presenza del virus in soli quattro giorni.

Il Favipiravil - noto anche come Avigan, Favilavir o T-705 - è un farmaco antivirale, prodotto nel 2014 dalla Toyama Kagaku Kogyo, che possiede un' attività diretta contro molti virus a Rna, e che in passato ha dimostrato efficacia contro virus influenzali, virus della febbre gialla, afta epizootica, Zica, rabbia ed enterovirus. In realtà in Giappone, essendo stato dimostrato che tale farmaco è potenzialmente teratogeno, ovvero in grado di provocare malformazioni nei feti e favorire la comparsa di tumori maligni nelle persone, la sua somministrazione è prevista "solo in presenza di ceppi virali nuovi o riemergenti per i quali non esistono altri farmaci efficaci", essendo considerato un medicinale di riserva. Nel 2014, sempre in Giappone, l' Avigan è stato infatti approvato per la cura delle sole pandemie influenzali, anche se questa molecola non ha dimostrato efficacia nelle cellule primarie delle vie respiratorie umane, mettendo in dubbio la sua azione terapeutica nel trattamento della stessa influenza virale. Durante l' epidemia di Wuhan i cinesi hanno usato questo medicinale come trattamento sperimentale, ed alcuni di loro hanno condotto un piccolo studio di controllo non randomizzato su 80 pazienti affetti da Covid19 non grave, senza polmonite conclamata, ai quali è stato somministrato l' Avigan, evidenziando che 35 di loro hanno accorciato a 4 giorni il decorso della malattia rispetto agli 11 giorni del gruppo di controllo, e il principio attivo viene prodotto in Cina(Favilavir). Non è noto se in questo studio vi siano state distorsioni di selezione nel reclutamento dei pazienti, sintomatici ma non in condizioni polmonari gravi, né è stata chiarita la relazione tra titolo virale e prognosi clinica, essendo stati resi disponibili solo dati preliminari, in versione pre-proof, ovvero non sottoposti a revisione di esperti nazionali o internazionali.

L' Aifa italiana ha avviato la sperimentazione dell' Avigan il 22 marzo scorso, sottolineando che le evidenze scientifiche a favore di questo farmaco sono basate principalmente su un singolo studio preliminare e che le potenzialità di questo farmaco sono scientificamente ancora tutte da dimostrare, la sua molecola non è stata approvata dalle principali autorità per i farmaci al mondo come la statunitense Fda e l' europea Ema, per cui la sua vendita non è autorizzata negli Stati Uniti e in Europa. Nel famoso video succitato, si dice che l' Avigan «ha fatto rinascere il Giappone» facendolo «tornare a respirare», senza alcun dato sulla reale efficacia nell' uso clinico e sulla evoluzione della malattia da Coronavirus, per cui il richiamo alla prudenza dell' Aifa è d' obbligo, perché un conto è parlare di possibili opzioni da testare, un altro è definire le stesse, prima di una validazione scientifica ufficiale, come la soluzione al problema Covid, soprattutto in un periodo di tensione emotiva al limite del panico.

L' Aifa si è resa disponibile all' autorizzazione rapida per la conduzione di sperimentazioni del farmaco sui malati italiani, chiesta ufficialmente e con forza ieri dai governatori Attilio Fontana e Luca Zaia al ministro della salute Speranza, sottolineando che ad oggi non esistono studi clinici ufficiali. Scoraggiare ogni tentativo locale di risultati miracolosi di antivirali spuntati dal nulla, è certamente compito delle nostre istituzioni. Ma bisogna anche evidenziare che tutto questo clamore attorno ad un farmaco fotografa perfettamente l' emozione fortissima che attraversa il nostro Paese, che sta vivendo l' esperienza più tragica e dolorosa di questo secolo. E che ha bisogno di speranza, di un segno di fiducia, di ricominciare a vedere una luce, per essere in grado di rialzarsi e di tornare a vivere la vita.

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