Libero logo

Dieta alcalina ed infiammazione i falsi miti da sfatare

di Paola Natalivenerdì 22 maggio 2026
Dieta alcalina ed infiammazione i falsi miti da sfatare

2' di lettura

Gli alimenti alcalini sono spesso al centro di dibattiti e tendenze legate al benessere, ma al di là delle mode esiste un concetto scientifico interessante: alcuni cibi, dopo essere stati metabolizzati dall’organismo, lasciano un residuo minerale in grado di influenzare il cosiddetto carico acido dell’alimentazione. Non significa “cambiare il pH del sangue”, come spesso viene erroneamente raccontato online, ma piuttosto aiutare il corpo a mantenere un migliore equilibrio nutrizionale attraverso scelte alimentari più ricche di vegetali freschi e meno sbilanciate verso cibi ultra-processati.

Come spiega il biologo nutrizionista Fabio Gregu, “gli alimenti alcalini sono cibi che, dopo il metabolismo, lasciano un residuo minerale alcalinizzante, valutabile anche tramite il PRAL (Potential Renal Acid Load). Verdure, ortaggi, erbe aromatiche e alcuni frutti aiutano a bilanciare l’eccesso di carico acido tipico delle diete moderne ricche di zuccheri, farine raffinate e proteine ultra-processate. Va però chiarito che l’alimentazione non modifica in modo significativo il pH del sangue, che l’organismo mantiene entro limiti molto rigidi”. In pratica, parlare di alimentazione alcalina non significa inseguire formule miracolose, ma riscoprire un modello alimentare più vicino alla semplicità e alla qualità delle materie prime. Le tavole moderne, infatti, sono spesso dominate da prodotti industriali, eccesso di sale, zuccheri e cibi raffinati che possono favorire infiammazione e squilibri metabolici. Inserire quotidianamente alimenti freschi e vegetali rappresenta invece una strategia concreta per sostenere digestione, energia e benessere generale.

Secondo il dottor Gregu, “più che di dieta alcalina, sarebbe corretto parlare di alimentazione ricca di vegetali freschi e povera di alimenti pro-infiammatori. Un elevato consumo di verdure crude e cotte apporta potassio, magnesio, polifenoli e fibre utili per microbiota, digestione e controllo dell’infiammazione sistemica. Consumare verdure crude prima dei pasti principali può inoltre aiutare a tamponare il carico acido alimentare e a modulare meglio risposta glicemica e sazietà”. Tra gli alimenti più consigliati troviamo le verdure a foglia verde, zucchine, cetrioli, finocchi, avocado, erbe aromatiche e frutti di bosco. Anche l’idratazione gioca un ruolo importante, soprattutto se accompagnata da acque ricche di minerali. Non si tratta però di eliminare completamente i cibi considerati “acidi”. Proteine di qualità, uova, legumi e persino carne, se inseriti in modo equilibrato, continuano ad avere un ruolo fondamentale all’interno di una dieta sana.

“È utile mantenere equilibrio tra proteine di qualità e abbondante quota vegetale, senza demonizzare alimenti acidi come carne, uova o legumi, che restano importanti in un piano nutrizionale corretto”, sottolinea infatti il nutrizionista. “Il falso mito più diffuso è credere che basti alcalinizzare il corpo per prevenire o curare malattie: la salute metabolica dipende soprattutto dalla qualità complessiva dello stile di vita”. Ed è proprio qui che si trova il vero significato dell’alimentazione alcalina: non una dieta estrema o restrittiva, ma un invito a riportare equilibrio nel piatto, aumentando il consumo di vegetali freschi, riducendo gli eccessi industriali e adottando abitudini quotidiane più sane. Un approccio che, più che inseguire promesse miracolose, punta a costruire benessere attraverso scelte semplici, sostenibili e scientificamente sensate.