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Il caffè rischia di sparire, la corsa della scienza per salvare l'espresso

di Paola Natalilunedì 6 luglio 2026
Il caffè rischia di sparire, la corsa della scienza per salvare l'espresso

3' di lettura

«Un matematico è una macchina per trasformare il caffè in teoremi». La celebre frase attribuita al matematico ungherese Paul Erdős racconta bene il legame tra la bevanda più amata nei laboratori e il mondo della ricerca. Eppure, proprio il caffè, carburante quotidiano di milioni di persone e simbolo della produttività scientifica, oggi rischia di diventare una delle vittime più evidenti del cambiamento climatico.  A lanciare l’allarme è un approfondimento pubblicato dalla rivista Nature, che descrive come l’aumento delle temperature, la siccità e gli eventi climatici estremi stiano mettendo in seria difficoltà le principali specie di caffè coltivate nel mondo. Una minaccia che non riguarda soltanto il piacere della pausa caffè, ma anche il sostentamento di milioni di agricoltori e un mercato globale che ogni anno produce circa 10 milioni di tonnellate di chicchi. Quasi tutta la produzione mondiale si basa su due specie: Coffea arabica, apprezzata per il suo aroma delicato, e Coffea canephora, meglio conosciuta come robusta, dal gusto più intenso e amaro. Entrambe, però, stanno mostrando una crescente vulnerabilità. L’arabica è particolarmente sensibile anche a modesti aumenti della temperatura e può subire gravi perdite di produttività o morire quando il clima diventa troppo caldo. La robusta, invece, è più resistente al calore ma necessita di grandi quantità d’acqua e risente pesantemente dei periodi di siccità.

«Il caffè è gravemente minacciato dal cambiamento climatico», spiega a Nature Kassahun Tesfaye, genetista delle piante dell’Università di Addis Abeba. Per questo motivo, ricercatori di tutto il mondo stanno lavorando per sviluppare varietà più resilienti, capaci di sopportare temperature elevate, scarsità d’acqua e nuove malattie favorite dal riscaldamento globale. L’Etiopia, considerata la culla dell’arabica, rappresenta uno dei principali laboratori naturali di questa sfida. Il governo ha creato aree protette per conservare la straordinaria biodiversità della specie e mantiene oltre 12.000 piante di arabica in collezioni viventi presso l’Istituto Etiope per la Biodiversità di Addis Abeba e l’Istituto Etiope di Ricerca Agricola di Jimma. Questo immenso patrimonio genetico potrebbe rivelarsi decisivo per selezionare, o persino sviluppare attraverso le moderne tecniche di miglioramento genetico, nuove cultivar più resistenti agli effetti del cambiamento climatico.

Secondo Tesfaye, proprio la particolare storia evolutiva dell’arabica offre un motivo di speranza. La specie deriva infatti dall’incrocio naturale di due diverse specie di caffè avvenuto circa 50.000 anni fa e possiede quattro serie complete di cromosomi, una caratteristica che amplia la sua variabilità genetica. «Credo che abbiamo abbastanza patrimonio genetico per combattere il cambiamento climatico», afferma il ricercatore. Parallelamente, gli scienziati stanno esplorando una seconda strada: puntare su specie di caffè meno conosciute ma naturalmente più adattabili. Delle 134 specie selvatiche appartenenti al genere Coffea, alcune come Coffea liberica e Coffea excelsa mostrano una maggiore tolleranza alle alte temperature e, in alcuni casi, richiedono meno acqua rispetto all’arabica.

Tra i protagonisti di questa ricerca figura il botanico Aaron Davis, che dalla fine degli anni Novanta ha guidato numerose spedizioni scientifiche in Africa e Madagascar per individuare e catalogare le specie selvatiche di caffè. Come racconta Nature, il suo lavoro ha contribuito alla descrizione scientifica di circa un terzo delle specie oggi conosciute. Visitando le principali aree di coltivazione del mondo, Davis ha osservato come le esperienze di maggiore successo siano spesso legate proprio alla diversificazione delle specie coltivate. Nelle regioni più umide la soluzione può essere il passaggio dall’arabica alla robusta. In altre aree, invece, la risposta potrebbe arrivare dalla Coffea liberica, capace di tollerare temperature più elevate e periodi di minore disponibilità idrica. Una prospettiva che, tuttavia, incontra ancora una certa diffidenza nell’industria del caffè, tradizionalmente orientata verso le varietà più conosciute e richieste dal mercato.

Accanto alla selezione genetica e alla ricerca di nuove specie, gli studiosi stanno sperimentando anche innovative tecniche agronomiche e soluzioni chimiche per aumentare la produttività delle colture esistenti, cercando di ottenere raccolti più abbondanti senza compromettere la qualità del prodotto. La sfida è diventata urgente. Se il riscaldamento globale continuerà ai ritmi attuali, molte aree oggi vocate alla coltivazione dell’arabica potrebbero non essere più idonee entro pochi decenni, costringendo le piantagioni a spostarsi verso quote più elevate, con costi spesso insostenibili per i piccoli produttori. Come evidenzia la rivista Nature, il futuro del caffè dipenderà dalla capacità della scienza di anticipare gli effetti della crisi climatica. Conservare la biodiversità, migliorare geneticamente le colture e valorizzare specie finora poco utilizzate rappresentano oggi le strategie più promettenti per garantire che una delle bevande più amate al mondo continui ad accompagnare la vita quotidiana di miliardi di persone e il lavoro di intere generazioni di ricerca

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